Antonio Tajani, dopo il video choc di Ben Gvir, chiede a a nome del governo all’Alto Rappresentante della politica estera Ue Kaja Kallas di «includere nella prossima discussione dei ministri degli Esteri Ue l’adozione di sanzioni contro il ministro per la sicurezza nazionale israeliano Ben-Gvir per gli inaccettabili atti compiuti contro la Flotilla, prelevando gli attivisti in acque internazionali e sottoponendoli a vessazioni e umiliazioni, violando i più elementari diritti umani».
Una mossa concordata con la premier Meloni, dopo che mercoledì era stato convocato alla Farnesina l’ambasciatore israeliano Jonathan Peled. Ora il governo chiede dunque di sanzionare Ben Gvir, dopo che lo stesso governo aveva posto il veto dieci giorni fa al consiglio dei ministri degli esteri europei. Tajani e Meloni si guardano bene dal mettere sul tavolo un altro tema, assai più significativo, e cioè la richiesta di sospendere l’accordo di cooperazione tra Ue e Israele, richiesta a cui l’Italia si è sempre opposta, e lo ha fatto anche pochi giorni fa. «Ancora ufficialmente non ci sono state le scuse, continuiamo a chiederle», dice Tajani.
Le opposizioni, ovviamente, non si accontentano delle timide reazioni del governo. Anche alla luce dei racconti delle violenze subite dagli attivisti della Flotilla fatti dai primi due italiani rientrati in Italia. «Da Tajani una richiesta ridicola: è troppo comodo fare il duro con Ben Gvir e poi continuare normalmente relazioni economiche e politiche con il governo di cui Ben Gvir fa parte», attacca dai 5S Vittoria Baldino.










