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Più anziani, più istruiti, più poveri. È il nuovo volto del lavoro in Italia fotografato dal Rapporto annuale 2026 dell’Istat: calano i disoccupati, ma stipendi e potere d’acquisto non recuperano i livelli pre-Covid e i giovani qualificati continuano a partire.Le retribuzioni contrattuali reali sono ancora al di sotto di quelle del 2019 dell’8,6% e il recupero iniziato negli ultimi due anni è minacciato dalla fiammata dell’inflazione. Per la prima volta gli occupati laureati sono tanti quanti quelli con la licenza media, ma spesso all’estero si trovano opportunità migliori: oltre 20mila giovani li hanno lasciato l’Italia dopo l'università, nel solo 2024. Non basta a trattenerli la crescita dell’occupazione.La condizione dei giovani resta «critica», secondo l’Istat, con tassi di occupazione lontani dalla media europea anche tra i laureati. Tra i millennial, nati tra il 1980 e il 1993, l'ascensore sociale spesso va in discesa: il 27,1% vive condizioni occupazionali peggiori rispetto a quelle dei genitori, una quota superiore a quella di tutte le generazioni precedenti. Solo il 25% riesce invece a fare meglio di mamma e papà. È l’aumento dei lavoratori over 50 a trainare la crescita del mercato del lavoro: rappresentano ormai il 42% degli occupati.