In Italia oltre un abitante su cinque vive a rischio di povertà o di esclusione sociale nel 2025, 13,3 milioni di persone. Sono i nuovi dati dell'Istat in un report intitolato "Segnali di miglioramento delle condizioni di vita".
L'occupazione in ripresa porta a qualche progresso: la quota di popolazione in bilico scende al 23,1% dal 22,6% dell'anno precedente e il reddito medio sale a 39.501 euro. Ma è ancora al di sotto del livello del 2007 quasi del 5%, in termini reali. E i miglioramenti non raggiungono i più fragili. Sono addirittura in aumento le persone in grave deprivazione, oltre 3 milioni che hanno difficoltà a mettere in tavola un pasto adeguato, pagare l'affitto o affrontare spese impreviste.
Resta inoltre stabile al 10,2% il rischio di povertà lavorativa. Spesso avere un impiego non basta per essere al sicuro dall'indigenza, tra part time involontario, lavoro nero e precario. Un quinto dei lavoratori è a basso reddito e questa quota sale al 28,3% tra chi ha meno di 35 anni e al 38,2% per gli stranieri. Anche avere bambini per alcuni può apparire un azzardo: il rischio di povertà ed esclusione sociale per le giovani coppie di non-genitori è al 16%, e cresce progressivamente all'aumentare del numero dei figli fino a quasi raddoppiare per chi ne ha più di tre o per chi li cresce da solo, magari a seguito di una separazione.








