Si sono spinte fino alle grotte della Valle Imagna le ricerche dei resti di Pamela Genini, la 29enne di Strozza uccisa nell’ottobre scorso a Milano dall’ex compagno Gianluca Soncin. La testa della donna è stata decapitata e rubata dal feretro custodito nel cimitero del paese bergamasco. Per il terzo giorno consecutivo carabinieri e specialisti hanno battuto l’area di Sant’Omobono Terme, concentrandosi stavolta anche sulle cavità naturali della zona montana. Accanto alle unità cinofile dell’Arma dei Carabinieri arrivate da Firenze sono entrati in azione gli speleologi del Soccorso alpino, impegnati nell’ispezione di alcune grotte vicine al santuario della Madonna Addolorata della Cornabusa.
Si tratta di un luogo che, secondo quanto riferito più volte da Francesco Dolci, ex fidanzato della giovane e unico indagato nell’inchiesta per vilipendio di cadavere e sottrazione di parti anatomiche, Pamela frequentava abitualmente insieme a lui. Già nei giorni scorsi le ricerche si erano concentrate nei boschi attorno al santuario, tanto da rendere necessaria la chiusura temporanea di un tratto della provinciale 14 della Valle Imagna per consentire le operazioni. L’attività investigativa era iniziata all’alba con il supporto dei cani molecolari Claus e Hula, addestrati alla ricerca di resti umani anche in ambienti particolarmente complessi. Le zone perlustrate comprendono terreni, boschi e proprietà riconducibili a Dolci e ai suoi familiari nella frazione di Mazzoleni, a Sant’Omobono Terme.











