Circa 80 ricercatori stamattina fuori da Montecitorio, proprio mentre all'interno veniva presentato alla Camera il Rapporto Annuale Istat 2026, hanno protestato per il blocco delle carriere, l'assenza di procedure di valorizzazione, i pochissimi concorsi pubblici e il sotto-inquadramento strutturale
Mentre dentro Camera dei Deputati veniva presentato il Rapporto Annuale Istat 2026 alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, fuori si è svolto un sit-in di protesta dei lavoratori e ricercatori Istat. Al centro delle richieste dei partecipanti – gli stessi che hanno prodotto i rapporti presentati – c’erano salari più equi, lo stop al ricorso a contratti sotto-inquadrati e la lotta al precariato.
Lavoratori Istat riuniti in Piazza Capranica, Roma, 21 maggio 2026
Le ragioni delle proteste dei lavoratori Istat
I problemi con cui da tempo i lavoratori e le lavoratriciIstat devono convivere sono molti. Così Lorenzo Cassata, responsabile dell’FLC Cgil dell’Istat ha commentato: «Noi lamentiamo una scarsa possibilità di carriera di ricercatori e tecnologi, chiediamo lo scorrimento delle graduatorie che potrebbero essere già uno strumento per fare avanzare le carriere di un folto gruppo di persone. Ci sono degli strumenti che si potrebbero usare, ma l’Istat si rifugia, nascondendosi dietro pareri della funzione pubblica dicendo che non si può fare». Domenico Moro, ricercatore e membro del coordinamento dei lavoratori dell’Istat per la valorizzazione, ha dichiarato: «Noi abbiamo un’indennità per i ricercatori e i tecnologi, di 18 euro mentre in altri istituti è di 300-400 euro e abbiamo uno stipendio che è molto inferiore a quello di altri istituti di ricerca europei. Per esempio, rispetto a Destatis, l’istituto di statistica tedesco, guadagniamo il 60% in meno al netto e il 120% addirittura sul lordo». Sono molte anche le ricerche precarizzate, esternalizzate e appaltate a ditte esterne che impiegano lavoratori sottopagati, riferisce Moro. Fabrizio Monteleone, segretario generale UIL-RUA Lazio, ha poi attirato l’attenzione sul problema dei salari: «Un ricercatore in Europa guadagna mediamente 4.000 euro, in Italia un ricercatore in entrata Istat ne guadagna solo 2.000. Il problema in Italia in generale è sempre quello degli stipendi troppo bassi».







