"Rip Ricerca precaria". È scritto su un cartello affisso tra le aule universitarie, su un telo nero che cancella dalla vista alcune stanze, per sensibilizzare sul rischio di molti precari di non essere stabilizzati e così costretti a lasciare il mondo accademico perché "presto non ci saremo più".

È l'azione contro i tagli alla ricerca dell'assemblea dei precari e delle precarie dell'Università di Torino tra le aule del Campus Einaudi per invitare a riflettere sul tema della mancanza di stabilità per centinaia di ricercatori tra gli atenei torinesi, così come in tutta Italia. «Tra pochi mesi - spiegano - il sistema universitario italiano rischia un collo di bottiglia fatale, creato da tagli e precarizzazione, che eliminerà il 45% del personale precario. Se ne parla ancora troppo poco, anche in questi corridoi e il tempo per agire è scarso. Abbiamo oscurato gli uffici dove lavoriamo tutti i giorni per mostrare concretamente le persone e le risorse che questo sistema cancellerà se le cose non cambiano. Invitiamo la governance e tutto il personale a strutturato prendere parola contro questo disastro: la precarietà non è un problema solo di chi lavora in condizioni di precarietà, ma di tutto un modo ricerca che si regge sul nostro lavoro invisibile».