La mobilitazione dei lavoratori dell’Istat non si ferma e si stanno organizzando nuove iniziative nella Capitale, dove si concentrano la quasi totalità delle sedi direzionali e dove, nelle ultime settimane, si è trasformata in un presidio permanente di protesta. La settimana scorsa si è anche svolto un corteo che ha portato decine di dipendenti fino all’ufficio del direttore generale, per chiedere risposte sul tema della valorizzazione professionale. Per le prossime settimane è in cantiere l’organizzazione di una grande assemblea in aula magna alla quale far intervenire il direttore generale, con i lavoratori sulle tematiche dello scorrimento delle graduatorie e del sotto-inquadramento.
La vertenza nasce da una situazione che i lavoratori definiscono “insostenibile”. Più della metà dei ricercatori, impiegati nelle sedi romane di via Balbo, via Depretis, via Tuscolana e via Ravà, è in attesa da anni di progressioni di carriera, bloccate da oltre un decennio. “Roma è il luogo dove tutto si decide – spiegano i dipendenti – ed è proprio qui che abbiamo trovato le porte più chiuse”.
Il comunicato del gruppo “Lavoratori Istat in agitazione” denuncia inoltre che nella capitale lavorano centinaia di dipendenti tecnico‑amministrativi sottoinquadrati: laureati e spesso dottori di ricerca incasellati in profili da diplomati, nonostante svolgano mansioni di alto livello. A Roma questa fotografia è particolarmente evidente: più del 53% del personale dei ruoli B e C ha un titolo universitario e non vede alcuna prospettiva di crescita.






