Con bandiere e striscioni di fronte alla Galleria nazionale d’arte moderna, continua la protesta di Cgil e Usb nei confronti della direzione del Museo. “Ormai da tempo denunciamo la gestione privatistica, con condizioni di trattamento inique e non trasparenti verso il personale e la mancanza di una qualsiasi forma di democrazia lavorativa”, ha detto la Fp Cgil.
Che chiede, insieme all’Unione sindacale di base, “al Ministero e alla Direzione del Museo un impegno concreto per riportare diritti e democrazia sul luogo di lavoro. Senza fatti, continueremo a mobilitarci in difesa del lavoro pubblico culturale”. Lo stato di agitazione è iniziato il 3 marzo e potrebbe sfociare in uno sciopero, ma in realtà le tensioni all’interno del Museo durano da molto più tempo.
Almeno da quando le sale sono state usate per la presentazione del libro di Italo Bocchino “Perché l’Italia è di destra – Contro le bugie della sinistra”. Era il lontano 2024.
Al sit-in hanno partecipato anche le proprietarie dei fondi a cui la Galleria ha rinunciato, come quello della femminista Carla Lonzi, e studentesse di Storia dell’arte che non possono usare biblioteca e archivi. Alla mobilitazione è arrivato anche Marino Sinibaldi.







