Dieci anni non si festeggiano, si sedimentano. È quello che hanno fatto Floriano Pellegrino e Isabella Potì all’apertura della nuova edizione primavera/estate di Bros’, ospitato da un anno nel Relais Villa San Martino, in Valle d’Itria. Non una celebrazione nel senso convenzionale del termine, ma una sintesi: un percorso degustazione che raccoglie un decennio di ricerca e lo porta a una nuova concentrazione.
Dal 2016, BROS’ ha costruito la propria identità su una visione precisa e spesso scomoda della gastronomia contemporanea. Non la cucina dell’estetica, non quella della dimostrazione tecnica. Quella del gusto come punto di partenza assoluto.
«La percezione gustativa è il punto di partenza di ogni nostra ricerca. Tutto il resto arriva dopo», dice Pellegrino. Una posizione che nel panorama gastronomico italiano suona ancora controcorrente, e forse regge per questo. In un settore che tende a premiare la spettacolarità del piatto e la riconoscibilità visiva, BROS’ ha sempre scelto un’altra strada: quella più difficile da raccontare, e probabilmente più difficile da dimenticare. Il trasferimento da Lecce alla Valle d’Itria non è stato un semplice cambio di indirizzo. Ha ridefinito l’intero ecosistema creativo del progetto, oggi articolato tra il ristorante e BROS’ Trattoria. Un territorio diverso, una luce diversa, un diverso modo di stare nel Sud. La Puglia profonda, quella delle masserie e dei trulli, ha offerto al lavoro di Pellegrino e Potì una cornice più silenziosa, forse più adatta a quello che fanno: cercare memorie gustative invece di costruire effetti. La Valle d’Itria non è una scenografia. È un contesto che entra nel piatto senza essere citato, che condiziona le scelte senza imporsi come tema.









