Il racconto di Chiara Montaldo, genovese e specialista di malattie infettive, responsabile medico di Medici senza frontiere Italia, ha lavorato sul campo in Africa nelle emergenze legate al virus nel 2014, nel 2018 e alla fine dello scorso anno. Presto ripartirà per raggiungere l'area del contagio dove a fare paura, oltre a Ebola, c'è un conflitto sanguinoso
di Raffaella Ammirati - "Preoccupa più delle precedenti" l'epidemia di Ebola in corso in Congo: per "numeri"; "contesto sociale"; "variante del virus poco nota". A parlare all'Adnkronos Salute è Chiara Montaldo, responsabile medica di Medici senza frontiere (Msf) Italia, specialista in malattia infettive, che con le emergenze legate ad Ebola ha avuto più di un'esperienza sul campo: "Nel 2014 nella grande epidemia in Guinea, poi in Congo nel 2018-19 e nell'ultima prima di questa, alla fine dell'anno scorso. Ora sto seguendo dall'Italia le prime evoluzioni di quella in corso", spiega sottolineando che comunque tornerà presto sul campo. "Non so ancora quando perché le premesse indicano che sarà lunga e dobbiamo organizzare al meglio le partenze per consentire la sostenibilità del nostro intervento, per garantire le presenze in loco". Una partenza che, sul piano personale, non le fa paura per il virus, per quanto temibile. "Siamo abituati a 'trattare' con lui, sappiamo come proteggerci", dice. Il timore è legato più al conflitto in corso nell'area colpita, "che è molto duro e sanguinoso. Anche le persone del luogo, nonostante il rischio elevato dell'infezione, sono solite dire che non hanno paura del virus, ma del macete", sottolinea la dottoressa, genovese, dal 2005 in Msf.











