Febbre a 40 e mezzo, 41 giorni di positività: due in Sierra Leone dove Ebola lo aveva contagiato e 39 all’Istituto Spallanzani di Roma, dove era stato trasferito con un volo militare in condizioni di isolamento stretto.
Fabrizio Pulvirenti, 62 anni, è il medico di Emergency che nel 2014 vedemmo tornare in Italia all’interno di un cubo di plastica opaca. Di lui non vedevamo neanche il volto, per noi era solo un corpo da tenere a distanza perché ospitava un virus spaventoso.
Oggi Pulvirenti sta bene, è primario di malattie infettive all’ospedale Vittorio Emanuele di Gela e ha scritto vari libri a difesa del sistema sanitario nazionale, tra cui “Ssn game over” e “Ssn 4.0”.
Com’è stata l’esperienza di Ebola?
“Devastante. E’ una malattia molto grave che sconvolge l’equilibrio di ogni organo e tessuto. Il sintomo principale è la febbre molto alta. Nel mio caso è arrivata a quaranta e mezzo, accompagnata da vomito, diarrea, di tutto”.










