«Lavorare con Pedro non è mai una sorpresa: io mi sento parte di ognuno dei suoi film, pure di quelli in cui non ci sono». Rossy de Palma è così, un po’ surreale (per quanto, ridendo, preferisca definirsi “dadaista”). Comunque stavolta c’è: in Amarga Navidad (Natale amaro) di Almodóvar, in concorso al Festival di Cannes 2026, ha il ruolo di Gabriela, una mecenate che organizza un grande party a Madrid.
«Una figura divertente, per quanto la vicenda non lo sia» sottolinea l’iconica attrice-cantante-scrittrice-scultrice e, di recente, anche designer di mobili. Come darle torto? Protagonista è un regista in crisi (impersonato dall’argentino Leonardo Sbaraglia) che ritrova l’ispirazione, dopo cinque anni, “vampirizzando” le storie (drammaticissime) di chi lo circonda e gli vuole bene. «Pedro si è messo a nudo con sincerità, senza ipocrisia, ed è un esercizio molto coraggioso – e molto necessario – nel mondo in cui ci troviamo oggi, che tutto è meno che onesto, no? Occorre fegato per guardarsi allo specchio e sopportare di vedersi senza trucco. Ammettere le imperfezioni, le contraddizioni». E via con un’altra definizione intelligentemente surreale: «La realtà, complici anche i social, è divenuta un po’ una finzione e – paradosso! – il cinema (regno della finzione) diventa un rifugio in cui trovare una verità».










