Mentre è la terza con Sorogoyen…«Esatto. Eravamo amici perché ho fatto con loro, Antidisturbios, la prima serie TV che ho girato con Rodrigo. E abbiamo cenato cinque anni con Isabel, che è la co-sceneggiatrice, e parlavamo di padri, di famiglia, di vita e sognavamo di fare un film insieme e con Javier Bardem. Cinque anni dopo sono qui a presentare questo film e Rodrigo mi ha dato il personaggio di Emilia perché ero molto coinvolta in quell'argomento: anch'io ho avuto un padre assente». E non ha timori a dirlo. «No, penso invece che ci siano così tanti padri assenti in tutto il mondo che è importante dirlo. È importante perché penso che l'assenza non sia solo fisica, ci sono così tanti amici con padri emotivamente assenti, non fisicamente… Noi donne, le femministe si seconda generazione, della nuova generazione, iniziamo a notare davvero queste cose». Penso che proprio qui a Cannes, quando è scoppiato il #metoo, i discorsi delle donne artiste agli inizi sembravano davvero strani. Sono state le prime, e poco tempo dopo si è capito che nuova straordinaria onda stavano creando… «Noi abbiamo vissuto certe esperienza, ma nessuno ne parlava, non avevamo il potere di farlo. Eravamo come senza voce, non solo nel cinema. È come se noi avessimo bisogno di avere una nostra voce e di sentirci autorizzate a parlare e a dire certe cose». Tornando al padre assente. «È molto importante dire che lo è, sentimentalmente, psicologicamente, perché non è il modo di creare una famiglia o di crescere un figlio. Molti miei amici padri mi dicono “ho visto il tuo film e sto pensando a come voglio crescere mio figlio…". Se non ne parliamo, le cose non cambieranno mai». Nel film di Almodovar lei è una donna piena di insicurezze, in quello di Sorogoyen è depressa e ha un padre molto forte.«Quello che accomuna queste due donne è la sofferenza per un uomo, nel caso di Emilia è suo padre, in quello di Patricia è suo marito. Secondo me queste due donne non si amano quanto meriterebbero, Patricia è piena di vergogna e di rabbia, Emilia invece di tristezza. Alla fine Emilia finisce amando se stessa e capendo di non aver bisogno di suo padre per essere felice, mentre Patricia alla fine del film è ancora lì, pensa ancora di aver bisogno di suo marito per essere viva, il suo percorso non è completo. Ha mai sofferto di ansia o depressione nella tua vita? «Sì, ma sono una persona molto gioiosa. Penso che tutti abbiamo ormai una connessione con questo tipo di sentimenti, perché viviamo in un mondo folle, molto veloce, ed è molto difficile essere presenti e tranquilli con se stessi, con la propria vita. Pedro mi ha dato questo personaggio perché dice sempre che ho una profonda connessione con i miei sentimenti e con il mio dolore interiore. E dice che ho un modo semplice di entrare in contatto con lui». Mentre non ha scene con Leonardo Sbaraglia, il protagonista maschile (presente a Cannes anche come protagonista di Karma, il film di Guillaume Canet, ndr). «No ma sono stata con Leonardo Sbaraglia sul set, lo ammiro molto. Penso di essere stata davvero fortunata ad avere accanto attori straordinari come Javier, o Barbara Lennie, è pazzesco». Dice molto sulla salute del cinema spagnolo. «Sta crescendo tanto, forse perché ora abbiamo le risorse per arrivare a questo punto, tutto è iniziato cinque o sei anni fa e ora ne vediamo i risultati. Da cittadina spagnola, ora sento persone che dicono "sono orgogliosa del nostro cinema", dieci anni fa non succedeva». Qual è la scena, quella che hai vissuto con Pedro, che ti ha davvero colpita profondamente? «Molte, ma la prima che mi viene in mente è l'ultimo giorno di riprese di La stana accanto. Erano tutti lì ad applaudire e Pedro è venuto da me e mi ha detto che avevo una parte nel suo prossimo film. Ho iniziato a piangere, e sei mesi dopo mi ha chiamata per dirmi “ecco la sceneggiatura che ti avevo promesso”. È stato un regalo e un privilegio davvero enorme».