Manuela Martelli ha iniziato come attrice, ha diciotto anni quando la premiano come migliore interprete per B-Happy del regista cileno Gonzalo Justiniano, e da allora lavora in tutto il mondo, Italia, Stati uniti, Germania, è la protagonista in Machuca di Andrés Wood, presentato a Cannes, la ritroviamo in Navidad di Sebastian Lelio. Studia arte e teatro, regia all’università di Filadelfia dove realizza un corto, Apnea, per poi entrare nel programma Factory del festival di Cannes con un altro cortometraggio, Land Tides (corealizzato insieme a Amirah Tajdin). Il primo lungo, in selezione alla Quinzaine, si chiama 1976 (2022), racconta il Cile tre anni dopo il colpo di stato militare di Pinochet attraverso il personaggio di una donna della buona borghesia che per un caso è costretta a prendere coscienza di quanto accade intorno a sé. Anche El deshielo – fra i titoli di punta al Certain regard, quest’anno di alta qualità – parla del Cile ma nel 1992, durante il passaggio dalla dittatura alla democrazia e lo fa ancora una volta con una figura femminile, una bambina di nove anni, che è anche un po’ la regista nata nell’83 per dirci di un Paese che ha preferito la rimozione del proprio passato.
Manuela Martelli, «la democrazia cilena è fondata sui pilastri della dittatura» | il manifesto
Cannes (Visioni) Manuela Martelli ha iniziato come attrice, ha diciotto anni quando la premiano come migliore interprete per B-Happy del regista cileno Gonzalo Justiniano, e da allora lavora in tutto il mondo, Italia, Stati uniti, Germania, è la protagonista in Machuca di Andrés Wood, presentato a Cannes, la ritroviamo in Navidad di Sebastian Lelio. Studia arte e










