Nelle ultime settimane sono circolate diverse indiscrezioni su possibili accordi tra Volkswagen e costruttori cinesi per la condivisione di capacità produttiva o la cessione di impianti. Rumor che hanno subito messo in allerta sindacati e lavoratori tedeschi.

Per riportare calma e rassicurare un clima già teso è intervenuto proprio chi, in precedenza, aveva alimentato le speculazioni con aperture a eventuali negoziati. L’amministratore delegato Oliver Blume ha approfittato di un’assemblea dei lavoratori per chiarire la posizione del gruppo e scongiurare iniziative di protesta.

"Al momento non ci sono piani né discussioni in corso con produttori cinesi", ha assicurato Blume, spiegando che il gruppo sta valutando soluzioni per gestire la sovraccapacità produttiva in Europa. "Nei nostri stabilimenti europei e tedeschi abbiamo ancora capacità in eccesso. Dobbiamo affrontare questo problema per restare competitivi", ha aggiunto, ribadendo inoltre che la Casa non tornerà ai livelli di vendita pre-pandemia.

Strategia industriale e siti a rischio

Sulla base dell’accordo siglato a fine 2024, Volkswagen si è impegnata a evitare licenziamenti su larga scala. L’intesa prevede però anche la dismissione di alcuni siti produttivi. Dresda ha già interrotto l’assemblaggio di auto pochi mesi fa, mentre per Osnabrück sono in corso trattative per la cessione a un gruppo della difesa, l’israeliana Rafael.