L’Italia si candida a perno del corridoio Imec tra Mediterraneo e Indopacifico. Dopo il vertice Meloni‑Modi e il memorandum firmato a Roma, il governo punta su porti e logistica. Per Formentini l’Italia è il “terminale naturale del corridoio” e oggi “un modello che in molti ammirano”. Conversazione con il vicepresidente della commissione Esteri della Camera
I due mari, le due penisole e la cerniera geopolitica rappresentata dal Mediterraneo che guarda all’Indopacifico. Il vertice Meloni-Modi secondo Paolo Formentini, vicepresidente leghista della commissione Esteri della camera, sancisce due verità: da un lato l’esigenza di dare concretezza al progetto Imec, passando dagli incontri ministeriali alle risposte che porti come Trieste si aspettano, così come accaduto ieri in occasione degli accordi siglati anche in tema portuale; e dall’altro la certificazione che il governo italiano è diventato un soggetto internazionale ben presente e “sta rappresentando un vero e proprio modello che in molti ammirano”.
Due gli elementi che la presidente del Consiglio ha messo in evidenza nel suo discorso a Narenda Modi: reciprocità e complementarietà, sembrano due cose scontate però…
Assolutamente, per questa ragione credo sia utile fare luce su una serie di elementi che non vengono sufficientemente considerati, come il fatto che l’India è una democrazia. In Italia spesso lo ignorano. Io da sempre sono convinto che il grosso lavoro portato avanti dal governo negli ultimi anni per costruire un solido rapporto con l’India sia un qualcosa che parte dagli accordi di Abramo e diventa quello che poi è stato definito giustamente il “costrutto indo abramitico”. Per cui è giusto che l’Italia cerchi di differenziare e di capire quante e quali sinergie si possano attuare con l’India. La principale secondo me resta l’Imec.















