Viviamo in un’epoca in cui la geografia è tornata a dettare la storia. Le rotte commerciali, le filiere industriali e gli approvvigionamenti energetici non sono più questioni meramente economiche: orientano gli equilibri internazionali e la stabilità degli Stati. È in questa cornice che si collocano l’India-Middle East-Europe Economic Corridor (Imec) e il nuovo capitolo che si è aperto nei rapporti tra Italia e India. L’Imec è nato per collegare alcune delle aree economiche più dinamiche del pianeta – India, Golfo, Mediterraneo, Europa – e la sua portata tocca da vicino anche la nostra sicurezza e i nostri approvvigionamenti.

Sul piano materiale, l’Imec punta a rafforzare i collegamenti marittimi e si propone di sviluppare una rete ferroviaria tra il Golfo e il Mediterraneo, cavi sottomarini per i dati e dorsali energetiche, idrogeno compreso. Un asse di questa natura non si limita ad abbattere tempi e costi di trasporto: ridisegna le dipendenze reciproche tra i Paesi che mette in collegamento.

La posta in gioco è evidente sul terreno delle materie prime. Per le terre rare e i materiali critici dipendiamo oggi da un numero ristretto di fornitori: i magneti ad alte prestazioni di missili, radar, velivoli e sistemi di puntamento, ma anche litio, cobalto, grafite, germanio e titanio arrivano da filiere che possono essere chiuse o condizionate per ragioni politiche.