L’Ue sembra persuasa. Ci sarebbero i presupposti per l’attivazione della clausola di salvaguardia nazionale. Mesi di pressing e una lettera inviata da Giorgia Meloni a Ursula von der Leyen. Bruxelles valuterebbe la possibilità di concedere flessibilità non solo per le spese in difesa, ma anche per fronteggiare la strutturale crisi energetica. Non è un atto di generosità ma il riconoscimento tardivo che le «circostanze eccezionali» invocate da Roma ci sono. Non è sopraggiunto buonsenso. Ma la risposta ad una minaccia che Bruxelles ha preso sul serio. «Su richiesta di uno Stato membro (Meloni ndr)» recita il novellato Patto di stabilità e «e su raccomandazione della Commissione (Von Der Leyen ndr) basata sulla propria analisi, il Consiglio (tutti e 27 gli stati membri ndr) può adottare, entro quattro settimane dalla raccomandazione della Commissione, una raccomandazione che consenta a uno Stato membro di deviare dal percorso della spesa netta stabilito dal Consiglio, nel caso in cui circostanze eccezionali al di fuori del controllo dello Stato membro abbiano rilevanti ripercussioni sulle sue finanze pubbliche, a condizione che tale deviazione non comprometta la sostenibilità di bilancio nel medio termine».