Bruxelles. La lettera con cui Giorgia Meloni ha chiesto di estendere la clausola di salvaguardia nazionale per il riarmo alle misure per la crisi energetica mette Ursula von der Leyen di fronte a una serie di scelte difficili. Aiutare ancora una volta un'alleata politica oppure correre il pericolo di un conflitto permanente fino alle elezioni in Italia? Far rispettare le regole oppure rischiare una crisi del debito sovrano? Per ora la Commissione europea continua a rigettare le richieste di Meloni. La maggior parte dei governi sono contrari. "I mercati ci stanno guardando", avverte un diplomatico di uno stato membro.Ma von der Leyen si è mostrata sempre molto comprensiva di fronte alle esigenze di Meloni. "L'Italia ritiene necessario estendere temporaneamente il campo di applicazione della National Escape Clause già prevista per le spese di difesa anche agli investimenti e alle misure straordinarie necessarie per fronteggiare la crisi energetica in corso", ha scritto Meloni nella lettera inviata domenica a von der Leyen. La richiesta è accompagnata da una minaccia: l'uscita dell'Italia dal programma Safe, con la rinuncia a un prestito agevolato dell'Ue da 14,9 miliardi di euro per finanziare il riarmo. "Non possiamo giustificare agli occhi dei nostri cittadini che l'Ue consente flessibilità finanziaria per sicurezza e difesa strettamente intese e non per difendere famiglie, lavoratori e imprese da una nuova emergenza energetica che rischia di colpire duramente l'economia reale", ha scritto Meloni. La National Escape Clause (clausola di salvaguardia nazionale) è stata introdotta dalla Commissione lo scorso anno per consentire agli stati membri di effettuare uno scostamento di bilancio per finanziare l'aumento della spesa per la difesa. La minaccia della Russia alla sicurezza europea è stata considerata come una circostanza eccezionale. E' valida dal 2025 al 2028 e permette uno sforamento annuo fino all'1,5 per cento del pil.Non è la prima volta che l'Italia chiede di sospendere le regole del Patto di stabilità per affrontare la crisi dei prezzi dell'energia. All'Eurogruppo del 4 maggio il ministro dell'Economia, Giancarlo Giorgetti, aveva avanzato tre ipotesi: attivare la clausola di salvaguardia generale per tutti, come durante i lockdown del Covid; introdurre una clausola di salvaguardia nazionale apposita per la crisi energetica; o estendere "l'applicazione della clausola di salvaguardia nazionale a fini di difesa alla crisi iraniana per quanto riguarda le conseguenze negative sul settore energetico". Nei tre casi Giorgetti si era visto rispondere "no" dal commissario all'Economia, Valdis Dombrovskis. "Non dobbiamo ripetere gli errori del passato", aveva detto Dombrovskis: "Finanze pubbliche sane sono la nostra risorsa per mantenere la stabilità macroeconomica in un mondo imprevedibile e difficile. Il nostro margine di manovra è già oggi più limitato a causa di livelli di deficit e debito più elevati, di un contesto di tassi di interesse più alti e dell'urgente necessità di ulteriori spese per la difesa". La Commissione per ora mantiene la linea. Domenica sera, dopo che von der Leyen aveva ricevuto la lettera di Meloni, un suo portavoce ha spiegato che ai governi è stata offerta "una serie di opzioni" che "non include la clausola di salvaguardia nazionale". Un altro portavoce ieri ha invitato l'Italia a "sfruttare appieno i consistenti finanziamenti dell'Ue già disponibili". Tra NextGenerationEu, politica di coesione e fondo per la modernizzazione, restano ancora 95 miliardi di euro da utilizzare nell'Ue, ha detto il portavoce. E' un modo per aggirare la questione posta da Meloni, in attesa che von der Leyen prenda la sua decisione.Da quando Meloni è diventata presidente del Consiglio, von der Leyen ha assecondato gran parte delle richieste della premier italiana. Ha sostenuto la sua politica migratoria, anche a costo di trovare degli espedienti per aggirare le regole dell'Ue. Dalle concessioni balneari agli aiuti di stato, von der Leyen ha sempre trovato un modo per assecondare Meloni. A febbraio, quando il governo ha adottato il decreto bollette, nessuno a Bruxelles scommetteva in un via libera alla neutralizzazione del costo degli Ets per le centrali che producono elettricità con il gas. A marzo von der Leyen si è detta disponibile. Il Quadro temporaneo sugli aiuti di stato presentato il 29 aprile prevede un'eccezione per consentire "sovvenzioni al costo del combustibile nella produzione di energia elettrica da gas".Von der Leyen non è stata mai ossessionata dall'ortodossia fiscale. Ma deve tenere conto anche dei rischi legati a un paese con un debito pubblico al 137 per cento del pil e della valutazione degli altri stati membri. Tra i governi "non c'è grande appetito per inventare un altro modo di aggirare le nostre regole", spiega una fonte dell'Eurogruppo: "Quali che siano le tentazioni o le pressioni politiche, il quadro di regole fiscali è importante per rassicurare i mercati finanziari. Non penso che sarebbe una buona idea mettere in discussione questo principio", dice la fonte.
La scelta di Von der Leyen: scontentare l’alleata Meloni o rischiare una crisi del debito
La premier chiede a Bruxelles di estendere la flessibilità di bilancio prevista per la difesa anche alla crisi energetica, minacciando di rinunciare a 14,9 miliardi di prestiti Ue. La Commissione, per ora, dice no










