La copertina di questa settimana col titolo “Sesso insicuro” ha l’obiettivo dichiarato di sensibilizzare tutti noi sul crescente aumento delle infezioni sessualmente trasmissibili, che nel nostro Paese si stanno diffondendo con percentuali allarmanti.L’inchiesta di Enrico Sarzanini che apre questo numero racconta un Paese che ha smesso di educare alla salute sessuale proprio nel momento in cui ce ne sarebbe più bisogno. I dati dell’Istituto superiore di Sanità segnalano infatti un aumento a doppia cifra di quasi tutte le principali infezioni batteriche. Dietro quei numeri ci sono abitudini cambiate, relazioni più fluide, incontri più frequenti e più rapidi, l’impatto delle app di dating, ma anche la riduzione dell’uso del preservativo, soprattutto tra i più giovani. Ma c’è soprattutto un enorme vuoto culturale: milioni di italiani non conoscono i rischi del sesso non protetto e ignorano persino i sintomi delle principali malattie sessualmente trasmissibili.O peggio: ignorano che molte infezioni non presentano alcun sintomo. E così migliaia di persone contagiano inconsapevolmente altri partner senza sapere di essere malate. È il grande sommerso delle Mst, la parte invisibile di un fenomeno che le statistiche riescono a raccontare solo in parte. Ecco perché la prevenzione e la diagnosi precoce diventano strumenti decisivi per combatterle.Il punto, però, non è solo sanitario. È anche politico. Da anni e anni lo Stato ha rinunciato a parlare di educazione sessuale. Non esistono campagne informative degne di questo nome sui social, nelle televisioni, nelle scuole. Non c’è strategia coordinata, né alcun investimento strutturale, in un vuoto che nasconde una colpevole omissione di soccorso comunicativo. Come se affrontare apertamente questi temi potesse urtare qualche sensibilità ideologica.Eppure la scienza parla chiaro. Altri Paesi europei investono in campagne che promuovono l’uso del preservativo, i vaccini, i test regolari, la PrEp contro l’Hiv. L’Italia invece sembra essersi fermata quasi fosse prigioniera di una strana miscela formata da imbarazzo, apparente disinteresse e analfabetismo sanitario.Emblematico è il caso dei minorenni. Oggi un adolescente può accedere ai test per le Mst solo con il consenso o la presenza dei genitori. Una norma pensata formalmente per tutelare le famiglie ma che nella realtà produce l’effetto opposto: allontana i ragazzi dai controlli. Per molti confessare un dubbio sulla propria vita sessuale è più difficile che convivere con il rischio del contagio. Così si sceglie il silenzio. Si rinuncia al test. Si rimanda la diagnosi. E si lascia un’intera generazione scoperta davanti a malattie che la medicina sa benissimo come prevenire e curare.Lo stesso vale per l’Hiv. A oltre quarant’anni dalla scoperta del virus, le terapie hanno trasformato l’Aids in una malattia cronica compatibile con una vita lunga e normale. Ma proprio questo progresso rischia di produrre un pericoloso effetto collaterale: la falsa percezione che il problema sia superato. Non lo è. La prevenzione resta fondamentale. Così come l’accesso alla PrEp, ancora troppo poco conosciuta e utilizzata.Infine c’è il mondo. In molte aree africane la diffusione dell’Hiv continua a essere drammatica. E i tagli agli aiuti umanitari internazionali, a partire dai fondi Usaid ridotti dall’amministrazione Trump, rischiano di aggravare ulteriormente una crisi sanitaria già enorme in molti Paesi dell’Africa.
Infezioni sessuali Il rischio rimosso moltiplica i danni
Milioni di italiani non conoscono i pericoli del sesso non protetto e ignorano i sintomi delle malattie












