(di Antonino Michienzi)

Il mondo porta ancora le cicatrici del Covid-19, ma non ne ha appreso la lezione. Così, a 6 anni dalla pandemia si ritrova ancora una volta impreparato di fronte a nuove minacce infettive: "in bilico", secondo un rapporto realizzato dal Global Preparedness Monitoring Board (Gpmb) dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, che mostra come, in un contesto in cui crescono instabilità e disgregazione, le infezioni diventano "più frequenti e più rilevanti in termini di numero di casi o decessi". Il documento arriva in corrispondenza dell'apertura della settantanovesima Assemblea Mondiale della Salute, l'incontro dei rappresentanti degli Stati membri dell'Oms che dovranno decidere le strategie e il futuro dell'agenzia, che da più di un anno è alle prese con una drastica ristrutturazione dopo l'uscita del suo più forte sostenitore economico: gli Stati Uniti. Quest'anno, poi, l'incontro arriva a poco più di 24 ore dalla dichiarazione di una nuova emergenza sanitaria di portata internazionale: quella di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo, che si sospetta abbia già fatto un centinaio di vittime tra le circa 300 persone infettate.

Tra le persone con infezione (o entrate in contatto con esse) potrebbero esserci anche dei cittadini statunitensi, secondo indiscrezioni di stampa che sono state timidamente confermate anche dai Centers for Disease Control and Prevention (Cdc), che ieri in un aggiornamento sul proprio sito hanno parlato di "un piccolo numero di americani direttamente colpiti da questa epidemia". Gli Usa continuano a considerare basso il rischio per il Paese, ma l'ambasciata americana a Kampala in Uganda (Paese lambito dai contagi), "ha temporaneamente sospeso tutti i servizi di visti" "alla luce dell'epidemia di Ebola".