La sifilide è una delle più antiche malattie sessualmente trasmissibili, ma oggi sta tornando a far parlare di sé. Nonostante esistano test diagnostici efficaci e terapie antibiotiche in grado di curarla, negli ultimi anni si sta registrando un aumento dei casi, segnale di una minore percezione del rischio e di una riduzione dell’attenzione alla prevenzione.

«Il problema esiste e va affrontato, si tratta di una patologia storica», spiega il Prof Fabrizio Pregliasco. «Un tempo le malattie sessualmente trasmissibili facevano molta paura: “sei sifilitico” era persino usato come insulto. Oggi invece si è abbassata la percezione del rischio». In passato il tema era considerato un problema sanitario rilevante anche dal punto di vista sociale. Durante il periodo del fascismo, ad esempio, furono istituiti ambulatori specifici per il controllo delle malattie veneree, anche per monitorare la salute dei militari.

Oggi, invece, la situazione appare diversa. Secondo i dati più recenti, in Italia si registrano circa 2.500 casi di sifilide secondaria, una fase della malattia che indica come molte infezioni non vengano intercettate nelle fasi iniziali. Tra i fattori che contribuiscono alla diffusione vi sono la riduzione dell’uso di protezioni nei rapporti sessuali e la minore percezione del rischio. Una parte dei casi riguarda anche persone provenienti da altri Paesi.