VENEZIA - Palazzi che aprono le loro porte. Spazi inediti che, se pur solo per qualche mese, diventano visitabili. La Biennale d'arte, sempre alla ricerca di nuovi luoghi espositivi, è diventata una fonte di introito per le proprietà, ma anche un'occasione per chi vuole scoprire un'altra Venezia. «I palazzi veneziani sono molto dispendiosi, noi lo sappiamo bene - osserva il rettore dello Iuav, Brenno Albrecht - E questa possibilità è una boccata di ossigeno per chi deve occuparsi della manutenzione».

Quest'anno Iuav ospiterà, su un suo terreno a San Basilio, il padiglione della Siria, nonché altre mostre a Ca' Tron. Introiti importanti. «Ma c'è anche un altro aspetto positivo - aggiunge il rettore - questo è diventato un bel sistema per collegare la città alla Biennale. Occasione per vedere cose che normalmente non si vedono. Bisogna continuare in questa direzione.Sostanzialmente positivo anche il giudizio dell'economista, Bruno Bernardi, presidente della Fondazione culturale Bevilacqua La Masa: «Il mercato delle locazioni di questi grandi spazi si è ulteriormente sviluppato dopo il Covid. È il segnale del successo della Biennale. C'è un'enorme fame di nuovi luoghi espositivi. Grandi spazi che così possono essere aperti, spesso con il recupero dei pieni terra. Diventa un contributo alle opere di manutenzione per le proprietà, che non sempre sono particolarmente generose» annota il professore, che solleva anche il tema del «sovraccarico di presenza turistico culturale, a cui non dico di no, ma che resta un sovraccarico». Il palazzo e le sculture Una Venezia che torna a svelarsi, dunque, tra aperture attese e indirizzi ritrovati. Tra questi, il quattrocentesco Ca' Giustinian Faccanon, restituito alla città dopo un'acquisizione privata e un anno di interventi che ne hanno esaltato l'anima più autentica. Sono 1.100 metri quadrati nel sestiere di San Marco, in Calle delle Acque, un tempo sede anche della redazione de "Il Gazzettino", oggi rinasce grazie all'imprenditore veneto Andrea Parisotto.Per la Biennale arte accoglie il Padiglione del Vietnam e le opere dello scultore coreano Shim Moon-Seup, in un dialogo tra storia veneziana e ricerca contemporanea. Lungo il Canal Grande, la firma è quella di Dale Chihuly. Promosso dalla Pilchuck Glass School e dal Frederik Meijer Gardens & SculpturePark, il progetto si sviluppa attorno a tre sculture monumentali, collocate rispettivamente nei giardini di Palazzo Franchetti e Balbi Valier ma anche sulla terrazza di Palazzo Querini alla Carità, concepite come espressione di un rinnovato dialogo con la città.A Ca' Tron la Fondazione Berengo e Berengo Studio hanno inaugurato "Ocean of Drops", la nuova mostra personale di Tony Cragg, tra le voci più autorevoli della scultura contemporanea, con un'esposizione costruita attorno a una monumentale scultura in vetro realizzata a Murano. Dalla IA alla street art Il registro cambia alla Galleria di Palazzo Cini, con l'artista David Salle che estende l'uso dell'intelligenza artificiale come strumento per svelare e ricalibrare la logica della pittura. Poi c'è un cortocircuito visivo. A Ca' da Mosto, sede del The Venice Venice Hotel, l'intervento dello street artista JR; non è una mostra ma un gesto urbano. Un'immagine che invade la facciata e si prende la città. Il punto di partenza sono "Le nozze di Cana" di Paolo Veronese, conservato al Louvre, ma originariamente pensato per Venezia. JR ne recupera la struttura e la tensione scenica per tradurla in un "affresco contemporaneo", composto da 176 persone legate al Refettori Paris.Riflettori accesi anche su "Waves", curata da Sergio Risaliti e Cristiano Seganfreddo, nasce a Casa San Lorenzo. La collettiva, in mostra fino al 28 giugno, è una riflessione sul movimento e sulla trasformazione. L'onda diventa metafora del nostro presente e mette in dialogo maestri del Novecento come Alexander Calder, Fausto Melotti, Lucio Fontana e Tony Cragg con voci contemporanee quali Christine Safa, Friedrich Andreoni e Marcello Maloberti.A Palazzo Rota Ivancich, Koen Vanmechelen propone "We Thought We Were Alone" (Pensavamo di essere soli), a cura di James Putnam. Oltre quaranta tra sculture e installazioni inedite, pensate per gli spazi del palazzo, reinterpretano i modelli classici come Medusa o le Tre Grazie. Tra le installazioni più significative: una scultura in cui un bambino sostiene un'iguana, simbolo del limite del controllo umano sulla natura; figure ibride che mescolano corpo umano e animale e un ghepardo fermato da una barriera di vetro segnata da proiettili, metafora di una separazione violenta tra uomo e natura.Una sala è dedicata al "Wild Gene Festival", nato dalla collaborazione con il musicista senegalese Youssou N'Dour. La musica dal vivo di Youssou N'Dour e Le Super Étoile de Dakar si intreccia con la creazione, in tempo reale, di una grande tela di nove metri realizzata da Vanmechelen.Altre aperture Dal 9 maggio al 1 agosto la Victor Pinchuk Foundation porta a Palazzo Polignac "Still Joy from Ukraine into the World", un progetto che lavora sulla persistenza della gioia in tempo di guerra e diaspora. La collettiva si apre con video e installazioni che intrecciano rave ucraini, paesaggi sospesi e visioni della guerra, fino all'intervento immersivo di Simone Post, che trasforma il palazzo in un'architettura di caramelle.Nel cuore di Cannaregio, tra luci soffuse e presenze internazionali, a Palazzo Diedo, sede espositiva di Berggruen Arts & Culture, Harper's ha organizzato ieri sera l'evento "Sono qui": un incontro ravvicinato con lo sguardo diretto e senza filtri di Juergen Teller, per il lancio del numero 29 "Esposizioni".