Un mostra viva, sul presente e sul senso di essere umani oggi
Venezia, 6 mag. (askanews) – Piove, dopo giorni di sole, sulla prima giornata di pre apertura della Biennale Arte 2026, “In minor keys”, progettata da Koyo Kouoh e realizzata poi da un team curatoriale di suoi assistenti. Piove ed è probabilmente giusto così, sia per un tributo di malinconia alla curatrice scomparsa improvvisamente un anno fa, sia per il clima di polemiche feroci che ha accompagnato la gestazione e ora l’apertura della manifestazione: la presenza della Russia, di Israele, l’assenza di artisti italiani, la mancata partecipazione dell’Iran, le tensioni tra la Biennale, il governo e anche la Ue, le dimissioni della giuria e il posticipo della premiazione. In tutto questo nessuno ha parlato di arte. Piove, si diceva, e viene da pensare che, in effetti, non poteva essere altrimenti.
Ma al di là della pioggia la mostra esiste, si è rivelata nella sua ricchezza di pratiche e mondi, nella sua volontà di allargare lo spazio dell’arte e mostrare il lavoro di artisti che sono profondamente calati nella contemporaneità e che ci permettono di cambiare prospettiva.
“Quello che vedete nella mostra – ha spiegato ad askanews Rasha Salti del team curatoriale – sono in primo luogo artisti con i quali Koyo ha lavorato per molto tempo, quindi rappresentano veramente il suo modo, ma allo stesso tempo ci sono anche artisti che noi le abbiamo proposto, pratiche che ha scoperto attraverso di noi, che sono in una fertile conversazione con quelli che lei aveva pensato per questa Biennale”.














