"La Puglia è il granaio dello Stivale e Manfredonia la sua eccellenza" dice Domenico Prencipe con pacato orgoglio e con le mani in pasta di grano Senatore Cappelli raccontando sia l'attività artigianale dell'omonimo pastifico di Monte Sant'Angelo, creato con la compagna Giovanna Armillotta, che l'entroterra della "Marina del Gargano". Ovvero della intrigante Daunia, territorio affetto da carsismo e somocromatismo - magia naturale che esalta la crescita di piante e specie vegetali - segnato dai faggeti vetusti della Foresta Umbra protetta dall'UNESCO (in compagnia con la vicina basilica di San Michele Arcangelo di Siponto) e acquitrinata dalle bonificate aree paludose dall'Oasi Lago Salso e della Laguna del Re, scrigni di biodiversità e rifugi di fenicotteri e proverbiali cicogne che a singhiozzo veleggiano cieli disegnati sorvolando canneti mossi dal vento e magnetici umidi specchi.
Quella esercitata con dovizia e passione dai Prencipe tra paste fresche e trafilate ed essiccate al bronzo in “elevata purezza”, tra acque di sorgente, semola e aria di montagna, è una delle attività sorte negli ultimi anni nella Daunia che ha riscoperto la lentezza artigianale, mantra proprio quest'anno della Biennale d'arte veneziana, suggerito dalla compianta scomparsa curatrice camerunense Koyo Kouoh (1967–2025), intitolata appunto "In Minor Keys". E infatti i telai dove pendono spaghetti o tagliolini tesi come corde d'arpa non sfigurerebbero tra le installazioni materiche allestite all'Arsenale o alle Corderie della Serenissima.








