Dalla selezione del pescato ai celebri tagliolini Vecchia Marina, Gennaro D'Ignazio interpreta la cucina di mare con rigore, esperienza e una profonda conoscenza della materia itticaDalla selezione del pescato ai celebri tagliolini Vecchia Marina, Gennaro D'Ignazio interpreta la cucina di mare con rigore, esperienza e una profonda conoscenza della materia itticaÈ il modus operandi a spiegare perché la Vecchia Marina di Roseto degli Abruzzi è una delle più famose trattorie ‘di mare’ nel nostro Paese. È la vita di Gennaro D’Ignazio, vulcanico patron del ristorante: da martedì a venerdì, ogni settimana, si alza alle 2 del mattino per andare al mercato del pesce – preferibilmente a Civitanova Marche - dove aggiudicarsi le partite migliori della pesca notturna. Torna alle 7, prende sonno e riesce a tirare fino alle 11.30, giusto in tempo per il servizio del pranzo; si riaddormenta intorno alle sedici per risvegliarsi alle 19 e affrontare il servizio serale dopo il quale torna a casa, riposa un’ora, alle volte due sul divano per ripartire alle 2 del mattino ancora verso i banconi. «Il sabato non è così perché non c’è mercato, così dopo il servizio vado a dormire e riesco a recuperare fino alle 8, alle volte alle 9. Stessa cosa la domenica, mentre lunedì e martedì il ristorante effettua il turno di riposo. Lo stress? Mi pesa poco perché faccio quanto amo e le soddisfazioni mi arrivano ogni giorno dalla clientela e dai riconoscimenti delle guide» racconta D’Ignazio che viene aiutato da un grande team familiare: Giovanni Parnanzone e Loredana D’Ignazio (sorella di Gennaro e moglie di Giovanni), che stanno coinvolgendo i rispettivi figli Antonio (sempre più dedicato alla pasticceria) e Lorenzo.Gennaro è un uomo carismatico. Schiettissimo, con una forte parlata teramana che nasconde una preparazione micidiale sul pesce. Autodidatta dei fornelli, con dedizione assoluta per la cultura materica dell’ingrediente. Con l’umiltà dei grandi, ha saputo apprendere lungo il suo percorso, affinando con meticolosa attenzione le tecniche di cottura più idonee per ogni tipo di pesce o mollusco, acquisendo la “marcia in più” che solo alcuni possono vantare. Non è un caso che nel 2024 abbia co-firmato un utilissimo libro – insieme al giornalista Eugenio Signoroni – dal titolo “Fresco - Conoscere, scegliere, cucinare il pesce”. Nelle prime pagine D’Ignazio racconta la sua storia, quella di un ragazzo che è nato lontano dal mare e sembrava avere più la montagna nel proprio destino, invece che la costa adriatica, coltivando l'idea di diventare un produttore di vino. Poi però la vita porta a fare altre scelte: una pizzeria a Roseto degli Abruzzi, che poi viene rilevata da Gennaro e diventa un ristorante. E ancora un'altra struttura, davanti alla spiaggia, comprata nel 2000, che è oggi Vecchia Marina. Ambiente semplice, anni ’70, tovaglie bianche e mise en place ‘leggera’, l’immancabile dehor: si capisce subito che va in scena la sostanza, la materia ittica al top. Ma la cantina è di quelle ‘serie’, ci sono tutti i migliori bianchi abruzzesi e non ci sono problemi ad allargare l’orizzonte. La cucina della Vecchia Marina è assolutamente rispettosa del pesce e della sua freschezza, in linea col pensiero popolare che qui sentenzia: “quando se magna lu pesce se magna lu pesce” ovvero pochissimi fronzoli, pochi ingredienti e ricette semplici ma non banali. Fra i piatti, ci sono accostamenti interessanti e di successo come i tagliolini ‘Vecchia Marina’. Era un piatto tradizionalissimo, da mangiare col cucchiaio, che un tempo si cucinava con le orecchie, il muso e i piedi di maiale, cuocendo in quel brodo ristretto i fagioli per poi aggiungere il pomodoro fresco. Poi si metteva a cuocere nel brodo la pasta di acqua e farina mantenendola bene al dente. Nella moderna versione di Gennaro, i tagliolini in cottura creano una amalgama che viene arricchita con l’acqua delle vongole e la seppia bollita, con l’aggiunta finale di un crostaceo sgusciato che varia a seconda della stagione. Un giro d’olio Evo sigilla un piatto che è divenuto un riferimento imprescindibile per gli appassionati.Il menu lascia una grande libertà di movimento, con tre percorsi e una buona scelta alla carta: la selezione di sei-sette crudi tra molluschi, crostacei e pesci sfilettati, quella analoga al vapore e la padella di crostacei al rosmarino - come fanno molti - è già un pasto completo. Ma difficile resistere ai mezzi paccheri con sogliola, scampi e pomodorini. Per i secondi ci si affida al pescato del giorno da cuocere in padella o al forno a seconda della dimensione e della tipologia, ma sono clamorosamente delicate le fritture. Il guazzetto alla rosetana è un ottimo piatto unico. Se ce la fate – le porzioni sono abbondanti – lasciate uno spazio per i sorbetti e le granite casalinghe a base di frutta, per la classica pizza dolce e per l’omaggio alle Colline Teramane con crumble di biscotto e chantilly di ricotta di pecora. Un richiamo alle origini di Gennaro: ma quanto siamo stati fortunati che sia sceso su un Adriatico che a Roseto è veramente bellissimo.Tag LEGGI ANCHE L'E COMMUNITYEntra nella nostra community Whatsapp