Quattro anni e otto mesi di reclusione. È la condanna chiesta dalla Procura di Monza per Giuseppe Bernardini, il 45enne incensurato titolare di una pizzeria da asporto a Carate, accusato di avere abbandonato nel bosco dopo la morte per overdose la 26enne italo-brasiliana di Biassono Karine Cogliati, lasciata rannicchiata dentro una felpa le cui maniche erano state legate per trasportarla come un sacco di rifiuti. La discussione del processo è avvenuta ieri mattina davanti alla giudice per le udienze preliminari del Tribunale di Monza, Angela Colella: il 45enne è imputato di spaccio di droga, morte in conseguenza di altro reato e occultamento di cadavere. Giuseppe Bernardini aveva chiesto un percorso di giustizia riparativa con i familiari di Karine Cogliati, che stanno crescendo una delle due bimbe della vittima e che si sono costituiti parti civili al processo. I parenti di Karine non si sono opposti a eventuali incontri con l’imputato che servono a ottenere una riparazione che non sia solo economica, ma anche emotiva e sociale e che permettono di ottenere una circostanza attenuante che vale come “sconto” sulla pena. Ma arriverà prima la sentenza del processo, prevista per la prossima settimana. Il 45enne, che era stato identificato dai carabinieri dall’auto ripresa dalle telecamere della zona dei boschi alla periferia di Carate e bloccato al ritorno dalla Slovenia, era stato inizialmente solo denunciato per occultamento di cadavere. Poi il fermo con la misura di custodia cautelare degli arresti domiciliari quando si sono aggiunte anche le accuse di spaccio di droga e morte in conseguenza di altro reato. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, infatti, la 26enne è morta per overdose di cocaina, ceduta a Karine dall’imputato in una camera di un motel di Lissone, dove il corpo senza vita della ragazza è rimasto una notte intera prima che Bernardini lo trasportasse nel bosco e lo abbandonasse tra le frasche. Ma un passante lo ha scoperto e ha allertato i carabinieri, che si sono subito messi a indagare. Dagli accertamenti sarebbe emerso che il 45enne cedeva droga ad alcuni tossicodipendenti, a volte impiegati per la consegna delle pizze a domicilio. Anche Karine Cogliati sarebbe stata una di loro. "Anche da morti nessuno merita il trattamento che lui ha fatto a Karine: passare la notte con il cadavere per poi buttarlo come spazzatura. Le figlie hanno sofferto e chiedono della mamma, deve scontare la condanna", sostiene il padre della seconda bambina di Karine, che dopo la nascita si è preso cura della piccola.
Il corpo di Karine gettato nel bosco. Chiesti 4 anni e 8 mesi per il pizzaiolo
Carate, è imputato di spaccio di droga, morte in conseguenza di altro reato e occultamento di cadavere. La giovane italo-brasiliana era morta per una overdose di cocaina, ceduta dall’imputato 45enne.







