HomeMonza BrianzaCronacaIl corpo di Karine gettato nel bosco. Stangata per il pizzaiolo-pusher. C’è la condanna a 7 anni e 4 mesiCarate, la Procura ne aveva chiesti meno di 5. L’uomo dovrà anche risarcire i familiari della vittima. La giovane italo-brasiliana è morta per una overdose di cocaina che le era stata ceduta dall’imputato.Il cadavere della 26enne Karine Cogliati era stato trovato da un passante nel bosco: la donna aveva due figlieRicevi le notizie de Il Giorno su GoogleSeguiciSette anni e quattro mesi di reclusione, quasi tre anni in più di quanto chiesto dalla pubblica accusa. È la condanna inflitta dalla giudice delle udienze preliminari del Tribunale di Monza, Angela Colella, nel processo con il rito abbreviato a Giuseppe Bernardini, il 45enne incensurato titolare di una pizzeria da asporto a Carate che nel febbraio 2025 ha abbandonato nel bosco dopo la morte per overdose la 26enne italo-brasiliana di Biassono Karine Cogliati, lasciata rannicchiata dentro una felpa le cui maniche erano state legate per trasportarla come un sacchetto di rifiuti.
Le accuse nei confronti del 45enne erano spaccio di droga, morte in conseguenza di altro reato e occultamento di cadavere. Giuseppe Bernardini, per cui la Procura di Monza aveva chiesto la pena di quattro anni e otto mesi di reclusione, è stato anche condannato a pagare una multa di 27mila euro e il risarcimento dei danni ai genitori di Karine, che stanno crescendo una delle due bimbe della vittima e che si sono costituiti parti civili al processo. I familiari della 26enne non si sono opposti al percorso di giustizia riparativa chiesto dall’imputato: una serie di incontri che permettono ai danneggiati dai reati di essere ascoltati e vedere riconosciuto il proprio dolore e le proprie sofferenze, oltre che a ottenere una riparazione che non sia solo economica, ma anche emotiva e sociale, e che permettono all’imputato, se conclusi con esito positivo, di ottenere una circostanza attenuante nel proseguio del processo che può portare a una diminuzione della pena. Il 45enne, che era stato identificato dai carabinieri dall’auto ripresa dalle telecamere della zona dei boschi alla periferia di Carate, aveva guidato fino alla Slovenia e poi era stato bloccato a Trieste.







