Nonostante venga associato soprattutto al petrolio e al gas liquefatto, lo stretto di Hormuz è fondamentale anche per il trasporto dei fertilizzanti. In condizioni normali, infatti, per questo corridoio d’acqua passa un terzo di tutto il commercio marittimo dei composti per l’agricoltura, spesso imprescindibili per la crescita delle colture. La regione del golfo Persico è un rilevantissimo polo produttivo di ammoniaca, urea e zolfo; talmente rilevante che l’India – la nazione più popolosa al mondo e una delle più esposte al blocco dello stretto di Hormuz – non può farne a meno: il primo ministro indiano Narendra Modi (in questi giorni in visita in Italia) ha dovuto addirittura chiedere alla popolazione di dimezzare l’uso di fertilizzanti chimici, una decisione estrema che potrebbe avere serie conseguenze sulla resa agricola e sulla sicurezza alimentare.La crisi dei fertilizzanti minaccia il mondo interoSecondo le Nazioni Unite, se la guerra tra gli Stati Uniti, Israele e l’Iran si protrarrà oltre giugno, altre 45 milioni di persone potrebbero soffrire di fame acuta a causa dell’aumento dei prezzi del cibo, in aggiunta alle previsioni del Programma alimentare mondiale che per il 2026 aveva previsto un numero pari a 318 milioni.L’Occidente non è l’area del pianeta più vulnerabile, ma è comunque toccato dalla crisi: oltre a spendere di più per le bollette energetiche e per i rifornimenti di carburante, i cittadini dei paesi del Nord del mondo devono fare i conti anche con il rincaro di beni essenziali come quelli alimentari. Negli Stati Uniti, un sondaggio della American Farm Bureau Federation dice che il 70% dei contadini attualmente non possono permettersi il fertilizzante perché troppo costoso, e il dipartimento dell’Agricoltura prevede che quest’anno il raccolto di grano sarà scarso come non si vedeva dal 1919.La situazione nell’Unione europeaPoi c’è l’Europa. A livello generale, il Vecchio continente produce internamente buona parte dei fertilizzanti azotati – l’azoto è un elemento cruciale per la crescita delle piante, che non possono “assorbirlo” dall’atmosfera come fanno con il carbonio ma devono riceverlo dal terreno –, però non è autonomo a livello di filiera. I fertilizzanti azotati, infatti, vengono prodotti a partire dall’ammoniaca dal gas naturale, che vengono acquistati dall’estero, anche dal Qatar. In particolare, se il prezzo del gas sale a causa della guerra nel golfo Persico, salgono anche i prezzi dei fertilizzanti e, a cascata, del cibo. Il quadro è aggravato dagli aumenti del gasolio, il carburante utilizzato nei mezzi agricoli e per il trasporto delle merci.Nell’Unione europea il prezzo dei fertilizzanti azotati è oggi più alto del 58% rispetto ai valori medi del 2024. In Italia al 7 maggio l’urea – il fertilizzante a base di azoto più usato – risultava più cara dell’84% rispetto a un anno fa. In Germania una tonnellata di urea viene venduta a 550 euro, contro i 370 euro del periodo precedente alla guerra. Mentre in Francia si teme che i rincari possano ridurre fino al 15% gli ettari coltivati a mais.Le prospettive per i raccolti del prossimo autunno rischiano insomma di complicarsi. Ci troviamo nel periodo della semina per il mais e il riso, ad esempio, alla quale seguirà la fase di fertilizzazione. Ma che succederà se i costi della concimazione non dovessero permettere ai contadini di guadagnare abbastanza dalla vendita delle colture? E se l’urea – spesso insostituibile per l’apporto di azoto che garantisce – dovesse fisicamente mancare, considerato che il Qatar è uno dei maggiori produttori e lo stretto di Hormuz è bloccato?Assofertilizzanti, l’associazione che rappresenta i produttori italiani, sostiene che per coprire le spese di acquisto di una tonnellata di urea oggi siano necessarie 3,4 tonnellate di mais, il doppio di quanto serviva nel 2025.Il Piano d’azione sui fertilizzantiIl 19 maggio la Commissione europea ha presentato il Fertiliser Action Plan, un’iniziativa pensata per aiutare gli agricoltori a far fronte all’aumento dei prezzi dei fertilizzanti e alla loro carenza, ma che si prefigge anche di risolvere alcune vulnerabilità di fondo dell’Unione, come la profonda dipendenza dalle importazioni.Da un lato, Bruxelles ha proposto degli aiuti immediati ai contadini attraverso gli strumenti della Politica agricola comune (la Pac, che ha un bilancio di 387 miliardi di euro), oltre a un aumento “significativo” delle risorse destinate alla riserva agricola, il fondo di emergenza per il settore. Il pacchetto finanziario verrà presentato prima dell’estate in modo da fornire liquidità alle aziende in vista del prossimo ciclo produttivo.Dall’altro lato, il Piano d’azione contiene misure per potenziare la produzione interna di fertilizzanti, per istituire delle scorte e per incentivare la sostituzione dei nutrienti tradizionali con quelli organici, che però rilasciano azoto più lentamente rispetto all’urea. La Commissione vorrebbe anche autorizzare l’uso del digestato, il residuo della produzione di biogas dal letame e dagli scarti vegetali: è ricco di azoto e altri nutrienti, ma è sottoposto a restrizioni perché un eccesso di azoto potrebbe inquinare le acque, acidificare i suoli e causare un aumento delle emissioni di gas serra