BRUXELLES. La chiusura dello Stretto di Hormuz continua ad agitare l'Unione europea. Non solo sul versante del carburante aereo: altri prodotti al centro della "tempesta" geopolitica sono i fertilizzanti. Un terzo delle materie prime necessarie per i fertilizzanti a livello globale, infatti, passa attraverso lo stretto di Hormuz, e secondo Bruxelles il prezzo di questi prodotti è cresciuto del 71% dallo scoppio della guerra in Iran, a fine febbraio. Il rischio, per l'esecutivo, è che come fu nel 2022, in circa 6-12 mesi questi aumenti dei prezzi vengano trasferiti sui consumatori, avviando una fase di "inflazione alimentare". Per correre ai ripari, la Commissione europea ha presentato oggi un Piano d'azione sui fertilizzanti, con misure sia sul breve che sul lungo termine. Per un sollievo immediato agli agricoltori, l'Unione europea punta soprattutto sul principale strumento in materia dell'Ue, la Politica agricola comune (Pac). L'esecutivo propone infatti un aumento della riserva di crisi, rispetto ai 200 milioni di euro ancora disponibili sui 450 milioni totali annui. Inoltre, viene proposta una modifica mirata che permetterà agli Stati di riprogrammare i propri piani strategici per indirizzare fondi a una misura di liquidità temporanea, per compensare gli extracosti. Dalla Commissione arriva inoltre maggiore flessibilità per i pagamenti anticipati dagli Stati agli agricoltori.