ll blocco dello Stretto di Hormuz dovuto alla guerra in Medio Oriente non è una semplice crisi dei sistemi di trasporto e di scambi commerciali: è il possibile inizio di uno shock agroalimentare sistemico che rischia di scatenare una grave crisi globale, tanto a livello di prezzi quanto a livello di disponibilità, nei prossimi 6 o 12 mesi. A lanciare l’allarme è la Fao, che sottolinea anche che per evitare un simile scenario saranno necessarie rotte commerciali alternative, moderazione nelle restrizioni alle esportazioni, protezione dei flussi umanitari e ammortizzatori per assorbire i maggiori costi di trasporto.
Già nelle scorse settimane, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura aveva segnalato che shock sovrapposti potrebbero spingere l’inflazione dei prezzi alimentari e aggravare la fame in molti paesi. E ora torna a sottolineare, per bocca del capo economista Maximo Torero in un nuovo podcast pubblicato oggi, che è giunto il momento di «iniziare a riflettere seriamente su come aumentare la capacità di assorbimento dei paesi, su come aumentare la loro resilienza a questa strozzatura, in modo da iniziare a minimizzare i potenziali impatti». Ciò comporta l’esplorazione di «interventi da parte dei governi, delle organizzazioni finanziarie internazionali, del settore privato, delle agenzie delle Nazioni Unite e di altri centri di ricerca per cercare di aiutare i paesi a far fronte meglio alla situazione attuale”, ha affermato Torero.








