“Una crisi prolungata nello Stretto di Hormuz potrebbe trasformarsi in una catastrofe agroalimentare globale”. L’organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura lancia l’allarme. “Ci troviamo in una crisi di approvvigionamento, non vogliamo che si trasformi in una catastrofe” ha dichiarato David Laborde, direttore della divisione di economia agroalimentare della Fao, in un podcast con Maximo Torero, capo economista dell’organizzazione. Hanno spiegato quanto sia urgente che le navi che trasportano prodotti agricoli essenziali inizino a passare attraverso lo Stretto il prima possibile per evitare un pericoloso aumento dell’inflazione dei prezzi alimentari entro la fine dell’anno. Già, perché oggi tra il 20 e il 45% delle esportazioni di input agroalimentari essenziali (che sono fertilizzanti, pesticidi, carburanti e spray chimici) dipende proprio da quel passaggio. Non aiutano le distorsioni del sistema agroalimentare, con comunità sempre più dipendenti dai mercati, Paesi sfruttati come granai che servono alle esportazioni e per maxi piantagioni che diventano mangime negli allevamenti intensivi (Leggi l’approfondimento), con enormi quantità di fertilizzante. Secondo la Fao, ora però il rischio è quello di innescare una serie di effetti a catena simili a quelli successivi alla pandemia di Covid-19. L’ennesima emergenza che può trasformarsi in una catastrofe per i Paesi più poveri.