Roma, 17 apr. (askanews) – “Siamo fortemente preoccupati per gli effetti economici sul settore agroalimentare dovuti al conflitto in atto in Medio Oriente e in particolare dalla chiusura prolungata dello stretto di Hormuz, snodo commerciale strategico per il passaggio di numerose materie prime essenziali, che, direttamente e indirettamente, sono necessarie per le nostre coltivazioni e alle nostre produzioni alimentari”. Così il presidente di UniEat, Massimiliano Giansanti, sulla situazione che sta generando un’ampia, grave crisi.

Su quella rotta transita infatti oltre un quarto del petrolio a livello mondiale e delle miscele di idrocarburi, di polimeri di etilene in forme primarie e di fertilizzanti, “con evidenti ripercussioni sui costi energetici, packaging, trasporti e sostanze fondamentali per la coltivazione delle materie prime che sono poi alla base dei nostri prodotti alimentari”.

Una riduzione così drastica della disponibilità di fertilizzanti finisce inevitabilmente per incrementare vertiginosamente i costi necessari alle rese delle coltivazioni e alla qualità delle stesse e, conseguentemente, delle materie prime agricole. Sul fronte agricolo le conseguenze sono già visibili: il prezzo dell’urea ha registrato aumenti superiori al 20% a livello globale e di oltre il 50% a livello nazionale tra gennaio e primi di aprile, mentre almeno 21 navi cariche di fertilizzanti, per un volume vicino al milione di tonnellate, risultano bloccate o rallentate lungo le rotte commerciali.