Quando il conflitto con l’Iran ha bloccato, nella primavera del 2026, il transito attraverso lo Stretto di Hormuz, il mondo ha scoperto qualcosa che gli agricoltori sapevano già da tempo: il cibo che portiamo in tavola dipende da rotte commerciali e geopolitiche che nessun ministero dell’agricoltura controlla. Circa un terzo del commercio mondiale di fertilizzanti passa per quello stretto. Con la sua chiusura, i prezzi dell’azoto sintetico sono esplosi nel giro di settimane, terzo shock in pochi anni, dopo la pandemia e la guerra in Ucraina.Non si tratta di una crisi eccezionale, ma del funzionamento ordinario di un sistema costruito attorno alla disponibilità illimitata di combustibili fossili: il gasolio per i trattori, il gas naturale per sintetizzare i fertilizzanti, la petrolchimica per pesticidi ed erbicidi. L’agricoltura europea dal dopoguerra si è trasformata in un’industria intensiva ad alta esposizione alla volatilità di energia e materie prime.La Commissione Europea ha risposto nel maggio 2026 con un piano di emergenza sui fertilizzanti. È la quarta volta in meno di due anni che i governi europei cercano soluzioni tampone a un problema strutturale che interventi sporadici non possono risolvere.Indice degli argomenti