L'€conomista
Il memorandum tra Stati Uniti e Iran riduce le tensioni su energia e materie prime, ma fertilizzanti, logistica dazi e crollo delle quotazioni continuano a mettere a rischio la competitività delle imprese agricole europee
Massimiliano Giansanti
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La recente firma dello storico memorandum d’intesa interim tra Washington e Teheran rappresenta una svolta geopolitica attesa, capace di concedere un fondamentale sospiro di sollievo ai mercati globali e, a cascata, all’intero comparto agroalimentare dell’Unione Europea. La cessazione formale delle ostilità e l’annuncio della riapertura controllata dello Stretto di Hormuz – rimasto paralizzato e militarizzato nelle ultime settimane – hanno invertito la rotta delle materie prime, provocando un netto ripiegamento delle quotazioni del petrolio e dei principali indici energetici. Tuttavia, per l’agricoltura italiana e continentale, la fine del blocco navale non equivale a un ritorno automatico alla “normalità”, quando transitavano 130-140 navi al giorno. E questo influisce ancora sui prezzi del petrolio e soprattutto su quelli di alcune materie prime critiche, come i fertilizzanti, l’urea e lo zolfo, per i quali lo Stretto rimane l’unica via di transito.






