La dipendenza dell’agricoltura moderna dalle fonti fossili è apparsa evidente con la guerra in Iran e la chiusura dello stretto di Hormuz sta avendo un grande impatto sulle produzioni agricole. Il sistema alimentare mondiale, già in una condizione di forte sofferenza, si trova a fare i conti con la carenza dei fertilizzanti sintetici derivati dagli idrocarburi. L’attuale modello di produzione e consumo basato sulle monocolture, col 70% della superficie agricola mondiale impiegata a produrre mangimi per animali, causa sfruttamento e impoverimento dei suoli. Da qui la necessità di dover impiegare quantità sempre più elevate di fertilizzanti per tenere alte le rese. Attualmente, metà della produzione alimentare mondiale vede l’impiego di fertilizzanti di sintesi.
I FERTILIZZANTI AZOTATI SONO i più impiegati, ma per ottenerli è necessario un complesso processo produttivo. Si parte dal gas naturale per estrarre l’idrogeno che, combinato con l’azoto, porta alla formazione di un prodotto intermedio che è l’ammoniaca che, a sua volta, viene fatta reagire con l’anidride carbonica per ottenere l’urea, il principale fertilizzante azotato. Sono processi che hanno elevati costi di produzione, richiedono enormi quantità di energia e liberano grandi quantità di gas serra. Anche nella preparazione dei fertilizzanti fosfatici e potassici, che derivano da minerali presenti in natura, entra in gioco un derivato del petrolio, lo zolfo.






