Il sistema alimentare mondiale è fragile. Guerre, crisi energetiche, eventi climatici estremi e instabilità geopolitica continuano a interrompere le catene globali di approvvigionamento da cui dipende la produzione agricola intensiva. Oggi è lo Stretto di Hormuz – passaggio strategico per petrolio, gas e fertilizzanti – a riportare al centro una domanda fondamentale: può davvero esistere sicurezza alimentare in un sistema che dipende dai combustibili fossili, dalle multinazionali chimiche e da rotte commerciali vulnerabili? In altre parole possiamo permetterci di continuare a essere dipendenti da un sistema inaffidabile e insostenibile? Oppure è arrivato il momento di scelte anticicliche e di modelli di produzione alternativi che sappiano garantirci maggiore sicurezza e minor dipendenza?
IL MODELLO AGROECOLOGICO, basato sulla valorizzazione delle produzioni locali, sulle filiere corte, sulla diversità delle colture, sulla protezione dei semi e sulla rivendicazione della sovranità alimentare, ha trovato, negli ultimi anni, numerosi ambiti di applicazione offrendo nuove risposte a vecchie domande: un altro paradigma produttivo non solo è possibile ma è già stato sperimentato e applicato con successo in molti territori, in attesa che la politica, in particolare quella europea della Pac, se ne accorga per porlo al centro di un modello di sviluppo realmente sostenibile.










