Un fiammifero in un pagliaio. O una cattiveria contro la presidente del Consiglio. Comunque, per quanto le parole di Matteo Salvini siano quelle di un uomo da tempo in difficoltà, e dunque da prendere con le pinze, è la prima volta in assoluto che un leader della maggioranza di governo mette in conto che la situazione possa precipitare. Che si possa andare al voto – da come l’ha detta – anche presto. E ha spiegato in due parole perché Giorgia Meloni può cadere. Semplice: perché le cose vanno male: «Oggi abbiamo inflazione, caro spesa, caro bollette ed è normale che la fiducia dei cittadini cali». Come a dire: se continua così, non reggiamo la pressione dell’opinione pubblica.

Parole dal sen fuggite? Può essere. Ma sarà un caso che l’evenienza di elezioni anticipate sia stata fatta balenare all’indomani del superpasticcio sull’impegno – poi ritirato in fretta e furia dopo l’ira funesta di Meloni e Guido Crosetto – di non raggiungere il cinque per cento di aumento delle spese militari? Una figuraccia che la presidente del Consiglio ha imputato proprio alla Lega, facendo innervosire il suo leader. Uno scivolone sul terreno che è stato sin qui quello sul quale Meloni ha costruito un’immagine da statista, la politica estera e di difesa. Ora la Lega guasta pure quella.