PONTE NELLE ALPI (BELLUNO) - Processo da rifare. Ieri in tribunale a Belluno è tornata nel vivo la causa che riguarda la rapina di un furgone pieno di occhiali di lusso, avvenuta a Ponte nelle Alpi il 2 agosto 2019. Il processo "1" era stato annullato dalla Corte d'Appello di Venezia solo pochi mesi fa, a fine 2025. Motivo? Nel collegio giudicante sedeva un giudice onorario e per reati di questa gravità - si parla di rapina, furto e sequestro di persona, per di più in concorso - i non togati sono ritenuti incompatibili. Quindi è stato tutto azzerato. E a dicembre è ripartito tutto da zero. Solo che gli esiti, stavolta, potrebbero essere almeno in parte diversi da quelli usciti dalla prima sentenza. Perché uno dei due imputati non è mai più comparso e per quanto se ne sa potrebbe anche essersi dato alla macchia. E la posizione dell'altro sembra poter cambiare e passare da basista del colpo a persona trovatasi nel posto sbagliato al momento sbagliato. Insomma, l'azzeramento del processo potrebbe trasformare i 3 anni e 5 mesi di pena in qualcosa di molto meno pesante.

L'assalto I rapinatori, in ogni caso, non andarono affatto per il sottile. E nel giro di qualche ora inanellarono una lunga sfilza di reati penali, uno più grave dell'altro. Il colpo venne organizzato nei dettagli. E partì la sera del 1° agosto 2019 con il furto a Volpago del Montello (Treviso) di un'Alfa Romeo Giulietta. Non un caso: era quella l'auto che poi venne utilizzata l'indomani per seguire e bloccare un furgone partito vuoto da un'azienda di Rosà (Vicenza), arrivato a Longarone e da lì ripartito carico di occhiali di marca, circa un migliaio di paia di montature da sole, tutte di pregio, prodotte da un'occhialeria della zona industriale longaronese. I malviventi - tre cittadini romeni residenti nel Bresciano e in provincia di Treviso - in concorso con altri quattro connazionali pedinarono proprio quel furgoncino, metro per metro: sapevano del contenuto prezioso trasportato a bordo, perché informati da dipendenti infedeli della ditta di trasporti vicentina. In ogni caso, riuscirono a seguirne le mosse dall'uscita della fabbrica di Longarone. E poi lo affiancarono all'altezza di viale Cadore, a Ponte nelle Alpi, fino a costringerlo a fermarsi.L'autista sequestrato Tre rapinatori poi scesero dalla macchina e assaltarono il furgone. L'autista, colto alla sprovvista, non poté fare altro che aprire la portiera. A quel punto venne immobilizzato con delle fascette da elettricista. Un vero e proprio sequestro di persona: i malviventi lo bendarono, lo caricarono sull'Alfa e lo scaricarono solamente molti chilometri più a sud, esattamente fuori provincia, in una zona boschiva nell'alto Trevigiano. Gli occhiali, per un valore complessivo vicino ai 50mila euro, vennero portati via su altre due vetture: avevano già una loro destinazione nei mercati esteri (ma una parte venne recuperata in seguito e restituita all'azienda produttrice). E proprio le macchine sono state il mezzo con cui i carabinieri riuscirono a rintracciare e bloccare i rapinatori, un paio di anni dopo. La prima condanna A Belluno la sentenza di primo grado aveva condannato Florian Ciprian Mocanu (40 anni) a 6 anni e 3 mesi e Stratila Viorel (48 anni) a 3 anni e 5 mesi. Ma ieri la ricostruzione dei fatti per il processo bis sembra aver fatto emergere una situazione un po' diversa per Stratila (difeso dagli avvocati Helga Lopresti del foro di Padova e Stefania Monica Bertoldi del foro di Treviso). L'uomo era stato definito l'intermediario tra i rapinatori e chi aveva dato loro la dritta sul furgone pieno di occhiali. Ma la tesi difensiva sostiene che il 48enne si sia ritrovato in casa, a sua insaputa, i connazionali che poi si sarebbero resi protagonisti della rapina. Se ne saprà di più il 20 maggio, quando è fissata la sentenza.