BELLUNO - Condannati due degli autori del furto, rapina e sequestro di persona per il bottino da 91mila euro di occhiali di lusso. A Florian Ciprian Mocanu 7 anni e 6 mesi di reclusione, a Viorel Stratila 4 anni e 5 mesi. Il colpo era avvenuto il 2 agosto del 2019 a Ponte nelle Alpi.Avevano indossato maschere, avevano comperato le palette simili a quelle in uso alle forze dell’ordine, avevano perfino posizionato un lampeggiante sull’auto. In questo modo avevano fermato il conducente del furgone che stava trasportando un migliaio di paia di occhiali, per lo più Louis Vuitton e Armani, del valore complessivo di 91mila euro. Lo avevano bendato, legato i polsi e lo avevano condotto nell’auto, che avevano rubato la sera precedente nel Trevigiano. Poi lo avevano abbandonato in piena campagna, nel Montello. La banda era composta da numerose persone, sia di nazionalità romena che italiani.
IN AULA Ieri l’epilogo del processo bis. La Corte d'Appello di Venezia, infatti, aveva annullato la sentenza emessa in primo grado per un vizio procedurale legato alla composizione del collegio giudicante, ordinando la celebrazione di un processo bis. Alla sbarra Florian Ciprian Mocanu, 41 anni residente nel trevigiano (che era stato condannato in primo grado a 6 anni e 3 mesi) e il complice Viorel Stratila, 49 anni residente nel trevigiano (che era stato condannato a 3 anni e 5 mesi). Ieri il pubblico ministero in aula, Marta Tollardo, dopo una dettagliata requisitoria, ha chiesto la condanna a 7 anni e 6 mesi, 3000 euro di multa per Mocanu con il riconoscimento delle aggravanti, mentre per Stratila 4 anni di reclusione, 1000 euro di multa riconoscendogli le circostanze generiche. Il collegio (composto da Silvia Ferrari presidente, Federico Montalto e Irene Colladet a latere) ha accolto le richieste, aggiungendo 5 mesi di reclusione a Stratila. I FATTI Tollardo ha prima ricostruito i fatti, a partire dalla sera del 1° agosto 2019, quando a Volpago del Montello Mocanu (e altri due complici) aveva rubato l’Alfa Romeo Giulietta utilizzata il giorno successivo per compiere la rapina, ecco che era scattata l’accusa di furto aggravato in concorso. L’indomani si recarono a Ponte nelle Alpi, lì il malcapitato autista del furgone venne fermato e preso in ostaggio, condotto fino ad una zona isolata di Pederobba, legato e quindi derubato del carico che stava trasportando. Alle ore 18 circa, la Centrale operativa dei carabinieri di Montebelluna, venne allertata dal titolare di un agribirrificio di Pederobba, essendosi presentato l’uomo chiedendo aiuto. Era completamente bagnato, con i polsi legati dietro la schiena con delle fascette da elettricista e una benda che copriva parzialmente gli occhi. LE INTERCETTAZIONI Il pm ha subito parlato di un «processo di natura indiziale», che ha preteso molte verifiche: come quelle delle celle telefoniche, un lavoro non facile dal momento che Mocanu «aveva attivato un disturbatore delle frequenze, ma nessuno si era preoccupato del cellulare del corriere sequestrato», grazie al quale si è potuta riscontrare sia la sua «attendibilità, che la posizione». Decisive anche le intercettazioni, perché emersero particolari del colpo raccontati ad amici in seguito. Il pm ha anche sottolineato come Stratila fosse colui che aveva ospitato la banda per la notte precedente al sequestro del trasportatore «ma aveva notato sia le maschere, che il lampeggiane e la pistola». I suoi avvocati difensori, Helga Lopresti di Padova e Stefania Monica Bertoldi di Treviso, hanno parlato della sua «personalità. Anche durante la testimonianza è stato fin troppo spontaneo», ma il collegio non lo ha ritenuto poi così “ingenuo”. La difesa di Mocanu, Ana Maria Codrenu di Padova, ha messo in dubbio l’impianto accusatorio basato sulle celle telefoniche, ritenendo due testimonianze non attendibili. Dopo una lunga camera di consiglio il collegio ha scelto per le due condanne.











