VIGONZA (PADOVA) - Il processo per i roghi di via Rigato è entrato nel vivo. Nella terza udienza, davanti al giudice Laura Chillemi, hanno sfilato i testimoni dell’accusa rappresentata dal pubblico ministero Francesco Lazzeri titolare delle indagini. Gli imputati sono Silvano Arcolin e la moglie Rosetta Maschio, entrambi di 67 anni e residenti a Campodarsego. Poi il loro figlio Teo di 36 anni e sua moglie Beatrice Zaramella, 31 anni, residenti a Vigodarzere. I primi tre, titolari della ditta Rosetta Maschio, devono rispondere a vario titolo dei reati di incendio doloso, atti persecutori e resistenza a pubblico ufficiale. Mentre Zaramella solo di stalking.
Laura Galenda, una delle vittime degli incendi, secondo l’accusa appiccati dalla famiglia Arcolin, ha ricordato il passaggio rumoroso dei camion della azienda Rosetta Maschio vicino alla sua abitazione. «Suonavano il clacson e facevano tanto rumore ogni qual volta transitavano su via Rigato». Il primo a testimoniare è stato il geometra comunale Ferrara, anche lui, sempre per l’accusa, vittima degli Arcolin. «Zaramella l’ho vista una sola volta e non ho mai avuto paura di lei, nessun timore» ha dichiarato. Ma durante il dibattimento è emerso l’episodio, dal sapore di pura intimidazione, quando sei persone incappucciate si sono presentate davanti alla casa di Ferrara per poi lanciare un piede di porco sul giardino. La prossima udienza è stata fissata per il 26 febbraio. In aula terminerà la sua testimonianza Laura Galenda e poi seguirà il marito proprietario dell’abitazione di via Rigato.






