Siena, 21 maggio 2026 – Ragazzini con il mito delle armi, che nelle chat osannavano Hitler e il Duce. Che disprezzavano gli immigrati e pensavano a possibili raid punitivi per rispondere alle risse avvenute a Siena nella primavera 2025 fra fazioni opposte di extracomunitari. Tredici, di età fra 15 e 17 anni quando è scattata l’inchiesta, l’estate scorsa, accusati di reati che vanno dalla diffusione di materiale pedo-pornografico alla propaganda di idee fondate sull’odio razziale ed etnico, all’apologia di fascismo e nazismo. Il cardinale Augusto Paolo Lojudice, presidente della Cet, parla di “segnale di un disagio profondo che colpisce i giovani e che deve interrogare noi adulti sui modelli proposti loro” rilanciando la necessità di “un patto per la famiglia che coinvolga istituzioni, società civile e Chiesa”.
Alessia Baiocchi, vicequestore, Ugo Angeloni, questore di Siena, Fausto Camisa, capo della Digos, e Virginia De Nanni, Digos
La vicepresidente della Regione Toscana Mia Diop rilancia: “Non basta indignarsi, occorre una risposta educativa e collettiva”. E se il vice presidente del consiglio regionale toscano Antonio Mazzeo propone di portare gli studenti nei luoghi della memoria “per comprendere dove portano odio, razzismo, fascismo e nazismo”, il segretario del Pd toscano Emiliano Fossi definisce l’inchiesta “uno spaccato d’orrore che non possiamo liquidare come una bravata adolescenziale” dicendo ’no’ alla “normalizzazione dell’odio nei telefoni dei nostri figli”.













