Alcune delle perquisizioni effettuate da polizia e carabinieri durante il blitz

I retroscena del blitz con 26 arresti, tre le organizzazioni criminali che lavoravano anche in sinergia: una di queste era capeggiata da Gabriele Pedalino, condannato per l'omicidio di Sciacchitano nel 2015, mentre un'altra era guidata da Giuseppe Bronte. Diverse le videochiamate intercettate in carcere sul gruppo "I fuorilegge" - TUTTI I NOMI

Avevano una florida attività di spaccio di droga, acquistata dai calabresi o tramite un fornitore albanese con base a Roma, e niente poteva fermarli. E neanche il carcere costituiva un ostacolo per loro visto che, grazie a cellulari criptati e all’app Signal, riuscivano a fare videochiamate per impartire ordini, autorizzare acquisiti e trattare grosse partite di cocaina e hashish da piazzare in città con il benestare della mafia. “Ha lo star bene che può fornire tutta Palermo”, diceva uno degli indagati parlando di uno dei pusher più bravi, ovvero Guglielmo Rubino, che per questa ragione si era guadagnato l’appellativo di “attaccante”. Sono alcuni dei retroscena emersi dalle pieghe dell’inchiesta coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia che questa notte ha portato all’arresto di 26 persone accusate a vario titolo di traffico di stupefacenti, in alcuni casi con l’aggravante di aver favorito Cosa nostra.I nomi delle 26 persone arrestateIl ruolo di Pedalino nel gruppo “I fuoriligge” su SignalSecondo quanto ricostruito dagli investigatori - i carabinieri del Ros e i poliziotti della...