C'era Gabriele Pedalino, nipote dello storico uomo d’onore Salvatore Profeta, condannato in via definitiva come esecutore materiale dell’omicidio di Salvatore Sciacchitano, a capo di una delle tre organizzazioni di narcotrafficanti scoperte dalla Direzione distrettuale antimafia di Palermo che ha chiesto e ottenuto dal gip 26 misure cautelari. Pedalino è stato anche condannato per mafia: avrebbe parte della famiglia di Santa Maria di Gesù. Secondo la Procura, direttamente dal carcere e attraverso cellulari, entrati clandestinamente nell’istituto di pena, dava ordini ad Antonino La Mattina, Mario Mirko Brancato, Vincenzo Toscano, Giuseppe Orlando e Giuseppe Foti, che erano liberi, sulla gestione dei traffici, della cassa comune, della rivendita periodica di quantitativi di stupefacente.Attraverso più canali di approvvigionamento, la banda faceva arrivare a Palermo prevalentemente cocaina che veniva poi consegnata a chi aveva il compito di confezionarla in singole dosi e rivenderla sulle piazze del capoluogo. L’organizzazione aveva rapporti con un altro analogo clan, capeggiato da Giuseppe Bronte, all’epoca già detenuto agli arresti domiciliari, con cui Pedalino aveva concluso accordi. Dalle indagini è emersa l’esistenza di un’organizzazione gerarchica e «stabilmente destinata al traffico di stupefacenti, la gestione di una cassa comune e, infine, scrive ancora il gip, l’utilizzo della forza di intimidazione, derivante dall’affiliazione o dall’aderenza a Cosa Nostra».