Proseguono i tormenti di Luciano Spalletti. I contatti con il numero uno bianconero John Elkann, ok. Ma anche i tormenti individuali. I dubbi. Del resto fino a pochi giorni fa il tecnico subentrato a Igor Tudor il 30 ottobre era convinto di aver aggiustata la stagione. Orgoglioso per aver istillato qualche principio di gioco di quelli che piacciono a lui nel gruppo. Soddisfatto per aver risistemato la classifica: superati il Como, la Roma, il Milan.
Mai avrebbe ipotizzato un tracollo proprio sul più bello, ad un passo dal traguardo. Mai avrebbe ipotizzato una tale, doppia dimostrazione di poca personalità da parte dei suoi uomini. Contro il Verona un pareggio scialbo, contro la Fiorentina una sconfitta pesantissima in una partita quasi mai neanche giocata nella quale ci si nascondeva, più che proporsi. Nessuno trovava il coraggio di assumersi delle responsabilità e agire di conseguenza. Ecco cos’è che ha destabilizzato il tecnico toscano. Ed ecco cosa lo preoccupa (vale per lui, vale per la società tutta) in vista dell’ultima partita della stagione.
Spalletti guarda i suoi e pensa, alla Don Abbondio: se il coraggio non ce l’hai, non te lo puoi dare. E dunque la sfida in programma domenica sera contro il Toro – una partita che apparentemente serve a poco a meno che due tra Roma, Milan e Como non inciampino – potrebbe invece diventare decisiva sia per questa sia per la prossima stagione. Spalletti – oltre a qualche frase malriuscita sull’aver fatto una stagione positiva e sull’aver quantomeno portato la squadra in Europa League - l’ha detto già a caldo che era deciso a mettersi in discussione per non esser riuscito a preparare mentalmente la squadra. E su questo continua ad arrovellarsi. Medita persino le dimissioni e a maggior ragione se il derby dovesse andare storto, beh, potrebbe anche decidere di fare un passo indietro.











