L’ottavo tentativo è stato quello buono, complice l’assenza di tre senatori repubblicani e il bagno di sangue dei “nemici” di Donald Trump alle primarie di questi giorni. Il Senato Usa ha fatto finalmente avanzare la misura per invocare la War Powers Resolution, che consentirebbe di impedire a Trump di continuare la guerra in Iran. o di farlo solo previa autorizzazione del Congresso.
Nonostante la vittoria al Senato, la misura resta eminentemente simbolica: se anche venisse approvata alla Camera, anch’essa a maggioranza repubblicana, il presidente – che ha dato larga prova di ignorare completamente il Congresso nelle sue decisioni – porrebbe senz’altro il veto.
Un simbolismo, ad ogni modo, che ha una sua rilevanza, se non altro in quanto timido tentativo del parlamento di riaffermare il proprio ruolo. Al solitario repubblicano che aveva sempre votato insieme ai democratici per porre fine alla guerra in Iran – Rand Paul – si erano aggiunte nelle ultime votazioni anche Susan Collins e Lisa Murkowski, fra le poche nel Gop a opporsi spesso alle misure di Trump, unitesi ai dem dopo che la guerra ha oltrepassato i 60 giorni, oltre i quali l’autorizzazione del Congresso sarebbe tassativa.
E stavolta con il gruppo di “dissidenti” ha votato anche il senatore della Louisiana Bill Cassidy. Nel 2021, Cassidy era stato uno dei repubblicani che aveva votato a favore dell’impeachment di Trump dopo l’attacco al Campidoglio, ed è dunque nella lista delle vendette del presidente, che ha dato l’endorsement alla sua rivale Julia Letlow. «In Louisiana ho parlato con persone, anche sostenitori del presidente Trump, che sono preoccupate da questa guerra», ha detto Cassidy durante il voto al Senato, illuminato da un’improvvisa chiarezza. «Finché l’amministrazione non chiarirà la situazione, nessuna autorizzazione congressuale, o estensione, può essere giustificata». La misura è passata con un voto di 50 a 47. John Fetterman della Pennsylvania, ancora una volta, è stato l’unico democratico a votare contro.













