Eventi Il capolavoro del grande compositore nell'allestimento della regista siciliana. Dubbi sulla messinscena, tutto, invece, funziona sul lato musicaleUna scena delle prove di "Tancredi" – foto di Fabrizio Sansoni - cortesia teatro dell'Opera di RomaEventi Il capolavoro del grande compositore nell'allestimento della regista siciliana. Dubbi sulla messinscena, tutto, invece, funziona sul lato musicaleNell’intervista concessa ad Anna Bandettini, che si legge nel programma di sala, secondo Emma Dante nel Tancredi di Rossini non ci sarebbe “una trama che scorre liscia” e i recitativi si ridurrebbero a “momenti rischiosi perché sono punti morti, talvolta interrompono l’atmosfera”. Sono dichiarazioni che fraintendono completamente il melodramma italiano del primo Ottocento. Intanto, bisogna intendersi su cosa sia una “trama”, l’azione non solo di un melodramma, ma di qualsiasi opera teatrale. Anche Le Troiane di Euripide non hanno una “trama che scorre liscia” e difatti Aristotele la giudica drammaturgicamente debole. Quanto ai recitativi, lungi dall’essere “punti morti”, funzionano a necessaria premessa per il dispiegamento degli “affetti” che il canto raffigura nell’aria. Dunque, l’alternanza di recitativo e aria corrisponde, nel melodramma, alle spiegazioni date dall’eroe o dall’eroina al personaggio del “confidente”, e preparano l’esplodere della passione nella tragedia classica. E’ appunto da una tragedia di Voltaire che Gaetano Rossi trasse il libretto del Tancredi: c’entra ben poco, dunque, la scelta di occupare la scena con una rievocazione dell’opera dei pupi: a caratterizzare l’atmosfera fiabesca dell’opera già rimanda la drammaturgia musicale. E tutto il movimento di figure e controfigure con corazze e pennacchi, con lance, spade, i personaggi sostenuti da fili come appunto i pupi, sono di intralcio alla lineare successione di recitativi e arie, duetti, cori, concertati, che formano la tessitura dell’opera. Una scarna rappresentazione che mettesse in evidenza soprattutto la recitazione dei cantanti avrebbe reso maggiore giustizia al capolavoro di Rossini, che non è solo un modello di belcanto, ma la grande prova di un giovane drammaturgo musicale che usa il belcanto così come Racine, Alfieri, Shakespeare usano il verso. Certamente, alcuni interventi di regia mostrano una grande abilità di costruzione scenica, e perfino il rivedere fondali che calano, quinte che racchiudono, mimi che agiscono, costumi sfarzosi, ha ancora il suo fascino; ma non riguardano Rossini.