Il recente libro Nella polvere e negli sputi di Antonio Cederna (edizioni Donzelli, pagine 240, euro 26), con sottotitolo Crescere nell’Italia del boom e altri scritti sulle città dei ragazzi, è non solo un viaggio emozionante nel mondo di questo giornalista ambientalista che ha operato nei decenni della trasformazione italiana del dopoguerra divenendone spesso il censore implacabile, ma uno sguardo quantomai utile, soprattutto oggi, di un percorso in un ecologismo «totale» che abbraccia tutto il vivere civile e che Lorenzo Cantatore, nell’introduzione, descrive così: «Per Cederna il paesaggio, sia storico sia naturalistico, al di là della sua funzione estetica, ha soprattutto una funzione materiale, fisica, direi quasi corporea, entra nella vita concreta delle persone. E’ qualcosa da praticare non solo con lo sguardo della mente, a distanza, ma con tutto il corpo. Si deve poter vivere, e vivere bene, dentro il paesaggio, che è a tutti gli effetti un dispositivo pedagogico».
BENE QUINDI HA FATTO il figlio Guido a curare questo volume di scritti e articoli che si leggono tutto d’un fiato. E naturalmente, quando si parla di Antonio Cederna, è l’urbanistica, cioè la regola dell’abitare collettivo e del vivere civile, a essere in cima ai suoi pensieri, con i bambini e i ragazzi a farla da padroni. E in Bambini in gabbia: considerazioni di un padre del 1963, attacca in modo radicale e tranchant il degrado dell’amata Roma: «Vedo i bambini giocare in mezzo alle strade tra le automobili, nella polvere e negli sputi, i vecchi disposti sull’orlo dei marciapiedi davanti l’uscio di casa, le madri spingere le carrozzine nel traffico e salvarsi sulle sudicie aiuole spartitraffico, i giovani adulti trascinarsi nella terra bruciata dei cosiddetti giardini pubblici, superstiti avanzi di una strage che dura da un secolo».










