Costituisce un luogo comune, in vero anche piuttosto stucchevole, continuare a ripetere che i cosiddetti “giovani” manifestano sì un’apprezzabile sensibilità verso i temi ambientali, ma sono sostanzialmente incapaci di andare molto oltre un’emotività naif ed epidermica. Procedere diversamente implicherebbe per loro studio ed impegno che Gli Sdraiati, per dirla con l’ironia dell’imperdibile libro di Michele Serra, non sanno proprio cosa siano.

A confutazione di questo pregiudizio, una pluriennale esperienza condotta dagli studenti dell’Istituto di Istruzione Superiore Ferraris-Fermi di Verona che, coordinati dai propri docenti, categoria professionale poco valorizzata, un po’ come quella di discente, sono riusciti a realizzare un progetto in grado di fondere insieme sensibilità e conoscenza, teoria e prassi, territorio e cittadinanza, sempre in modo coerente e rigoroso.

Il riconoscimento è venuto dall’università di Padova che in un convegno di una giornata tenuto presso il Palazzo Bo, sua prestigiosa sede storica, ha concesso lo spazio a ben tre interventi di studenti appartenenti a questo Istituto: uno di carattere scientifico-ambientale che tratta degli ecosistemi oggetto di studio, un altro di tipo tecnico-operativo che espone gli strumenti di analisi ed infine un terzo che chiude il cerchio con un sigillo civico-culturale, affrontando il tema della partecipazione e della responsabilità collettiva per arrivare alla dimensione etica del “prendersi cura” dei luoghi. Non a caso il titolo del Progetto è “Guardiani del Territorio”, più precisamente di una pregiata parte naturalistica del veronese (Val Borago, Vajo Galina e Monte Ongarine), creando così un forte quanto inedito nesso tra una scienza che nasce dentro i luoghi, giovani che diventano parte della comunità scientifica e università che riconosce il significato del radicamento territoriale.