Lo scrittore porta in giro per il Paese uno spettacolo-manifesto fatto da ragazzi per il futuro dei ragazzi
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Ogni anno in Italia scompare una città di giovani. Non un quartiere, una città intera, con le sue piazze e le sue chiese e i suoi bar dove non si entrerà più, perché chi avrebbe dovuto abitarli ha preso un volo per Berlino o Lisbona o Londra, e quasi sempre non torna. Davide Rondoni, che è poeta e dunque uno di quelli che vedono prima degli altri, ha deciso di non scrivere l'elegia ma il manifesto. È uno spettacolo teatrale, si chiama Per una giovane Italia, nasce dentro l'Accademia dei Silenti, e gira l'Italia da Ferrara ad Ascoli passando per Roma, Caorle, Monte San Martino, Montalto delle Marche, Rimini, con artisti tutti sotto i trent'anni, cantautori e attori e ballerine e poetesse, una piccola repubblica di Under 30 che non chiede il permesso.La frase che sta sotto tutto è di una nettezza che ferisce: l'avvilimento dei cuori e delle energie dei più giovani è la colpa più grave che fa morire una nazione. Rondoni la mette in fondo al suo testo come una sentenza, e in mezzo ci ha messo tre proposte che hanno il sapore del vecchio radicalismo libertario, quello di Pannella e Tortora: rifare la scuola uscendo dal grottesco enciclopedismo storicista, abolire il valore legale del titolo di studio che tiene in piedi atenei che vivacchiano per i professori invece che per gli studenti, riformare gli ordini professionali e le loro prassi da casta, fare leggi vere per i ragazzi che vogliono mettere su casa, anche se questo significa intaccare patrimoni grossi.Sono idee che scontentano gli adulti seduti comodamente, e Rondoni lo sa, e infatti scrive che i giovani hanno un solo grande problema, gli adulti. Quelli che non vogliono rinunciare a rendite di posizione, quelli che non comunicano energia. Francesco e i suoi frati erano ragazzi, Dante era un ragazzo quando cominciò la Commedia, Marconi a ventuno anni faceva i primi esperimenti: l'Italia che funziona, ricorda Rondoni, è quasi sempre l'Italia che ha lasciato fare ai giovani. Il contrario, lo si chiami pure col suo nome, è gerontocrazia travestita da meritocrazia. E allora questo festival itinerante, che si farà un po' anarchico e un po' artista come dice il poeta, è in fondo un atto politico travestito da spettacolo. Sessanta, novanta minuti di parola e musica e danza per dire la cosa più scomoda: che una nazione muore quando smette di scommettere su chi viene dopo. Non si muore di vecchiaia. Si muore di codardia.








